“L’amore è una cosa da ricchi”: è falso! L’amore parte da soggetti consapevoli della propria legge a disposizione della pulsione di altri

Sulla “La Stampa” del 30/12/2009 la giornalista Irene Tinagli nel suo articolo il cui titolo riporto sopra, sposa la tesi, pseudo-avvalorata dai soliti dati sociologici, che solo nelle società dove le necessità primarie (lavoro, assistenza sanitaria, ecc.) sono ben risolte, la attenzione della popolazione si focalizza su quelli che vengono definiti “valori post-materialisti” (sic!) come cultura, istruzione, arte, ecc., ed anche i sistemi politici e i climi sociali diventerebbero meno polarizzati ed aggressivi.
A parte il fatto che occorrerebbe capire come da dati sociologici sempre di tipo quantitativo, sia possibile estrapolare un giudizio di qualità sul “benessere/amore” sociale, nessun dato sociologico è in grado di descrivere/analizzare la “capacità di amore” di un singolo individuo. Dice G. Gramaglia: “l’amore è lavoro … il lavoro di rapporto di S e il successivo lavoro di A danno un prodotto finale con guadagno per entrambi ed offrono soddisfazione. Allora amore è prima rapporto di (S & A) e poi coinvolgimento di S + S + S … soggetti non “comunitariamente” uniti, ma disposti allo scambio come S amici del pensiero a soddisfazione con altri S.

E’ una teoria presupposta sociale molto pericolosa quella dell’”amore comunitario/sociale”, perché nella comunità così delineata, ciò che prevale è una identità comune dove S si eclissa e i legami sono di tipo ideal/identificativo, nulla a che fare con l’amore prima delineato. Tutte le società totalitarie del ‘900 parlavano di amore/identità/coesione sociale: in queste strutture sociali il lavoro c’era per tutti, l’assistenza e la cultura anche … allora, attenzione a parlare di strutture politico-sociali amorevoli, dove l’amore è solo presupposto: “amore presupposto significa immaginato, non lavorato … con tutti i sacrifici che faccio per te!. Impasto di fede e teorie che distruggono il pensiero” (G. Gramaglia). Le istituzioni politico-sociali “amorevoli” sono solo quelle gonfie di amore presupposto, strutture superegoiche con le quali identificarsi/fare comunità: il contrario di un soggetto sano e capace di amore.
Allora, per concludere: l’amore parte dal S singolo e dal farsi “proprio” alla pulsione di A altro: costruire così una partnership. Solo da questo tipo di amore di S + S + S … si può arrivare ad un legame sociale di “amici del pensiero” attenti a soddisfare la pulsione di A altro. Tutti gli altri tipi di “amore sociale” sono amore presupposto, gravemente nocivo agli individui e al sociale stesso.

Per quanto riguarda le istituzioni, le strutture politico-sociali bisognerebbe invece, che sviluppassero una autentica “laicità” non pseudo-amore presupposto.
Laico è l’atto con cui il singolo individuo soddisfa una relazione … ossia con lui un singolo produce la sua parte di norma nella relazione: quello mi piace e lavoro per … dove invece non-laico è qualsiasi orientamento di sottomissione ad un comando che preceda l’elaborazione del pensiero di S” (G. Gramaglia). Allora di strutture politico-sociali che pensino/impongano il “bene” per legge, per “amore” dei cittadini,che sono strutture politico-istituzionali nemiche del S e di una sua socialità che non sia solo comunitario-identificativa, oggi sempre più diffuse e normative, che si spacciano come democratiche e/o capaci di integrazione sociale, un S amico del pensiero non ha più bisogno. L’obiettivo per raggiungere una socialità diversa passa soltanto per il lavoro uno ad uno di (S & A).

BIBLIOGRAFIA

– “La Stampa” 30/12/2009
– G. Gramaglia – Rubrica di psicologia della vita quotidiana – L.F.L.P

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