Una costituzione ricostituente

articolo 9

La psicoanalisi nasce come cura delle nevrosi non è quindi una filosofia, un modo di intendere la vita, questo Freud lo afferma in maniera chiara e senza equivoci, significa che non è un sistema che ordina, lui la chiama “una scienza senza presupposti”, è al soggetto che spetta fare ordine con quel lavoro denominato elaborazione. La patologia è un difetto del pensiero che fa vedere attraverso i sintomi i suoi segni nel corpo per cui il corpo si rifiuta alla soddisfazione e rimanda sempre una conclusione. È questa la patologia dell’appuntamento: rimando sempre, non mi autorizzo a trovare una soluzione, vorrei ma non posso, è più forte di me.

La patologia è una patologia del pensiero, ciascuno nasce sano ed è indotto per ingenuità, a pensare che non c’è soddisfazione o con riferimento all’articolo di cui stiamo parlando che l’appuntamento cioè l’incontro con sé e con l’altro non è possibile. Non è il trauma della nascita o di qualche scena violenta a cui abbiamo assistito che provoca la malattia, è invece qualcosa che riguarda l’umiliazione del pensiero da parte di qualcuno ritenuto affidabile come i genitori, ma non esclusivamente. L’inganno avviene in maniera apparentemente non violenta, in maniera subdola, direi mielosa perché lascia intendere che c’è amore, sono frasi del tipo: “Ma come, con tutti i sacrifici che abbiamo fatto per te!” o “ La mamma ama e a lei le bugie non si dicono” o ancora “Toccarsi è una sudiceria, certe cose non si fanno”.

All’inganno subentra l’errore, nel senso che qui il soggetto conferma, ci mette del suo, nell’ affermare che c’è una teoria presupposta dell’amore per cui bisogna trovare la persona giusta, che dipende dal destino perché siamo nati per soffrire ecc.
Le patologie individuate come nevrosi e psicosi sono denominate cliniche, c’è un altro aspetto che qui mi preme sottolineare, perché è un ostacolo durissimo da superare, che è stato denominato dalla scuola della SAP: patologia non clinica. La patologia non clinica ha come progetto di eliminare la clinica per fissarla in una autogiustificazione per cui il mondo va così, essa è quella prodotta dalla civiltà, dalla cultura per cui ciò su cui stiamo stati ingannati è ciò che tutti dicono e per di più riaffermato da i più grandi pensatori, scrittori, poeti che hanno parlato dell’amore come sofferenza e rinuncia o del destino che determinerebbe il bene e il male del mondo o dell’amore materno.

Basta come esempio Shakespeare che con il suo “Romeo e Giulietta ” ha descritto l’amore più vero quello che trova la sua soluzione più alta nel suicidio perché non è possibile vivere senza l’amata. Eppure è chiaro fin dalle prime battute della commedia che non si tratta di amore ma di innamoramento, letteralmente: in amore-mento. Infatti a Romeo piace Rosalina che trova bellissima, ma non appena vede Giulietta, senza che lei parli o faccia qualcosa, perde la testa, rimane ipnotizzato, è un’attrazione fatale, tanto per citare il titolo di un film. Senza andare molto lontano nel tempo basta prendere qualsiasi canzone e leggerne il testo per trovarci gli stessi ingredienti di quell’amore che fa perdere la testa.

Questo per dire che l’errore del pensiero trova sostegno, rinforzo nella cultura più o meno alta, la patologia ne è sostenuta e non è facile uscirne, per questo dico che abbiamo tanto lavoro da fare non per convertire, proprio perché non è un sistema ordinante, ma nel proporre che c’è salute solo nel lavoro del soggetto che elabora le sue questioni per arrivare fino dove può.
In questo senso ci è di grande aiuto questo lavoro di Contri sulla costituzione del soggetto, perché va a porre una questione finalmente positiva sulla cultura del diritto che non mi risulta sia mai stata affermata in maniera così chiara e cioè che esistono due costituzioni di cui quella del soggetto è la più importante.

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