14 gennaio 2021

Ernesto Rinaldi

"La famiglia nel cinema"

La famiglia nel cinema

a cura di Ernesto Rinaldi    artista

Il film scelto è Parenti serpenti, diretto da Mario Monicelli nel 1992.

Abbiamo visto alcune scene tratte dalla pellicola che narra la consueta riunione familiare  in occasione delle  feste natalizie.

Quattro figli, con i rispettivi nuclei familiari, ritornano al proprio paese di origine: Sulmona, dove risiedono ancora gli anziani genitori: Saverio e Trieste.

Durante un pranzo Trieste comunica ai figli che avanzando negli anni e negli acciacchi ha deciso che passerà, insieme al marito, il resto della loro vita   a casa di uno dei figli, avendo scartato l'opportunità di andare in un ospizio. Inoltre afferma  che per risarcire l'incomodo verserà parte della loro pensione e la totale eredità della casa di Sulmona a chi li accoglierà e che questa scelta dovrà essere effettuata discutendo tra loro.

L'inattesa richiesta turba ciascun nucleo famigliare, ciascuno pensa che debba essere l'altro ad occuparsi dei genitori; quando, dopo aver ascoltato la notizia  in tv del tragico  scoppio di una stufa a gas in un alloggio, con sguardi d'intesa capiscono che quella è la soluzione ai loro problemi e così regalano una stufetta a gas ai genitori che fino ad allora avevano usato il tradizionale braciere a carbone.

Mentre loro festeggiano il capodanno in un locale del paese, proprio allo scoccare della mezzanotte avviene l'esplosione nell'alloggio che uccide Saverio e Trieste.

Tutto il film è la ripetizione  coatta di ciò che avviene in ogni famiglia in occasione delle feste “comandate”: abbracci, auguri, esaltazione della figura della mamma, scambio di regali che appaiono subito superflui, insomma un cerimoniale che non può che ripetersi sempre uguale a sé stesso. E proprio in questo ambito di ripetizione di presupposto amore della mamma e che non può essere tradito, che a nessuno viene in mente di affermare di fronte a Trieste: “Noi non ti possiamo accogliere”. Manca l'imputazione ma anche la possibilità data all'altro di rispondervi.

“Cosa direbbe il paese se li mettessimo in un ospizio?” dice una delle figlie durante una precedente discussione.

 

Torino, 14 gen. ‘21

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19 dicembre 2020

Davide Rolando
e Barbara Varelli

"Autismo e famiglia"

Autismo e famiglia: la quotidianità è diversa

a cura di Barbara Varelli e Davide Rolando 

consulenti ABA, supervisori

I consulenti hanno parlato della loro esperienza quotidiana di lavoro a contatto con i terapeuti e con le famiglie di bambini con il disturbo dello spettro autistico.

Il linguaggio e la comunicazione sono temi centrali per chi voglia comprendere le difficoltà dei bambini con disturbi dello spettro autistico; entrambi  sono spesso  completamente assenti, oppure  poveri o disfunzionali, e  impediscono di fatto l’inserimento attivo  del soggetto nella comunità famigliare, ne minano le relazioni fondamentali e rendono inattuale  qualsiasi  percorso scolastico.

I genitori dei bambini con autismo sperimentano una difficoltà che si fa sempre maggiore con la crescita del figlio quando appunto lo strumento linguistico e relazionale acquista maggiore importanza per la possibilità delle relazioni interpersonali, poiché il sua assenza aumenta l’isolamento e la frustrazione: le famiglie sono messe di fronte ad un ostacolo invisibile ma potente che mina il legame genitoriale poiché lo priva di una dimensione  fondamentale (la comunicazione), e anche il legame di coppia  risente di conseguenza per tale  crisi permanente.

La socialità è impedita e con essa tutti i benefici che ne derivano per il soggetto e i suoi famigliari; alcune volte con il tempo accade anche un progressivo disinvestimento affettivo nei confronti del figlio disabile, che però non difende la famiglia né migliora la situazione.

In tale contesto, la terapia abilitativa ABA, di matrice cognitivo comportamentale, tenta di riannodare fili spezzati o mai uniti, rispondendo alla domanda: è possibile insegnare ciò che abitualmente è prerequisito di ogni insegnamento, ossia la curiosità, il piacere della relazione, il beneficio del linguaggio?

È possibile accompagnare le famiglie a rimettere in discussione nozioni disperanti come “assenza di linguaggio”, “ritardo mentale”, “comportamento problema” e sostituirle con una diversa quotidianità ? …. Non magari  quella desiderata o fantasticata  prima della nascita del proprio figlio, però in qualche modo  una quotidianità possibile  e anche soddisfacente …

Non sarà una passeggiata... piuttosto una lunga maratona … per ripristinare la socialità sospesa.

Torino,19 dic. ‘20

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10 dicembre 2020

Giuseppe Tedesco

"Famiglia affidataria numerosa"

Famiglia affidataria numerosa. Una realtà a sostegno dei minori e delle famiglie biologiche

a cura di Giuseppe Tedesco   presidente comunità

ARGOMENTI TRATTATI

- Storia e presentazione delle Famiglie Comunità in Piemonte 

- Sintesi  delle normative riguardanti l’affido familiare

- Tipologia dei minori in affido familiare nelle Famiglie Comunità

- Provenienza dei minori in affido

  • Analisi dei motivi per cui è stato pensato un progetto accoglienza         extrafamiliare

- Durata media degli affidamenti

- Conclusione dell'affidamento

- Esperienza delle famiglie comunità  affidatarie nell'accoglienza dei minori

  • Perché le famiglie affidatarie numerose( Famiglie Comunità) sono risorse       per i minori inseriti 
  • Perché le Famiglie Comunità hanno rapporti meno problematici con le  famiglie biologiche
  • Ogni bambino ha diritto a crescere nella propria famiglia biologica oppure ha  il diritto a crescere in un ambiente di vita accogliente e supportivo tale da consentirgli uno sviluppo cognitivo emotivo affettivo e relazionale sano?

Torino,10, dic. ‘20

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26 novembre 2020

Emanuela Provera

"Famiglia e milizia"

Famiglia e milizia 

a cura di Emanuela Provera     giornalista

Sul tema della famiglia nei nuovi movimenti religiosi ho svolto una ricerca di tipo giornalistico, con uno scopo quindi sociale e propagandistico. Sono stata motivata anche da una dimensione soggettiva, perché ha avuto esperienza diretta all’interno di una organizzazione religiosa, avendo accesso a documenti oltre che a testimonianze dirette di chi ha vissuto quel tipo specifico di esperienza. Nello svolgere il tema, mi riferirò a due movimenti ecclesiali: la prelatura dell’Opus Dei e il Movimento dei Focolari all’interno dei quali la parola famiglia fa parte del lessico quotidiano e prevalente.  L’ambito scientifico all’interno del quale si collocano i movimenti ecclesiali o organizzazioni religiose è quello dei cosiddetti “nuovi movimenti religiosi” molti dei quali hanno una matrice fondamentalista. I nuovi movimenti religiosi vengono definiti anche come “comunità totali” perché utilizzano il controllo sia sul comportamento sociale sia su quello individuale, sulla famiglia e sulla sessualità.

Di seguito enucleo sei termini essenziali del tema: “famiglia e milizia”.

1. Carattere soprannaturale dell’istituzione                                                         Le dichiarazioni di Josemarίa Escrivà de Balaguer, fondatore dell’Opus Dei sull’istituzione:  La fondazione dell’Opus Dei avvenne senza di me”,

Il cielo è impegnato perché l’Opera si realizzi”.                                                          Le dichiarazioni di Chiara Lubich sull’istituzione: “L’Opera è di Dio quindi Dio la porterà a compimento”.     Credenza: i legami soprannaturali sono più forti di quelli del sangue e della carne.

2. Gli slogan sulla famiglia    

Josemarίa Escrivà de Balaguer: “L’Opus Dei è famiglia e milizia” , “La Sacra Famiglia dell’Opera” (viene così descritta l’Opus Dei in alcuni scritti); “Onora il padre e la madre” il quarto comandamento del Decalogo era chiamato il “dolcissimo precetto

Chiara Lubich: “Essere sempre famiglia” - “È il primo dovere del movimento” -  “Il mio testamento: siate una famiglia” - “Se oggi dovessi lasciare questa terra e mi si chiedesse una parola, come ultima che dice il nostro ideale, vi direi: siate una famiglia” – “Una sola eredità: il senso della famiglia” - “Ciò che il focolarino fa, ha valore se lo fa come membro della famiglia del focolare. Nulla vale se non è così”

3. Cosa dicono gli ex membri sulla famiglia:   

Opus Dei - Lettera del 2007 a Benedetto XVI di una mamma (Franca Rotonnelli De Gironimo): “Ho assistito con il dolore che solo una madre può provare, alla totale trasformazione di mio figlio, entrato come numerario nell’Opus Dei. Mi sono ritrovata di fronte a un figlio svuotato degli affetti che prima nutriva per i genitori e i familiari, un giovane al quale sembrava stravolta l’anima e il cuore…La nostra famiglia ha accusato un duro colpo e stava per disgregarsi a causa dell’Opus Dei” [Emanuela Provera, “Dentro l’Opus Dei”, 2009, Chiarelettere]   

Movimento dei Focolari - Testimonianza di Renata Patti: (aveva 14 anni) “Sono stata invitata a un incontro che durava da venerdì a domenica sera. Oramai facevo parte dei dirigenti – nonostante la mia giovane età – e non potevo mancare a quest’ennesimo obbligo. Ho chiesto ai miei genitori il permesso di partire il fine settimana. Questa volta, per vari motivi, la loro risposta fu un secco no. Io avevo già dato la mia adesione in Focolare e non sapevo più come fare. Come quasi sempre sentivo che l’autorità del Focolare su di me era più forte e più potente di quella dei miei genitori. Ho fatto la valigia di nascosto e l’ho messa nell’armadio…Vedo ancora mio padre dinanzi a me, seduto in poltrona con i pugni stretti, che mi gridava «Ho detto di no! Ho detto di no!», e la mamma in cucina che piangeva. Ero sulla soglia di casa certa che scegliendo di partire seguivo l’esempio di Gesù. Fu un fine settimana molto bello per me…ma per i miei genitori?”

4. Come si entra nella famiglia soprannaturale dei movimenti?

Nei movimenti sembra prevalente l’aspetto della volontarietà. “Nell’Opus Dei la porta è stretta per entrare ma spalancata per uscire” diceva Escrivà de Balaguer, anche questa è una narrazione che lascia intendere un certo grado di libertà. La formazione che si riceve nei movimenti può comportare un forte condizionamento psicologico che arriva fino alla manipolazione, all’abuso spirituale (Utilizzo della propria posizione di autorità spirituale per controllare o dominare una persona). Prima di entrare nella famiglia soprannaturale dei movimenti, si percorre un piano inclinato in salita che induce il soggetto a chiedere l’ammissione. Avviene sovente dopo l’abbandono del “desiderio”.

5.  La famiglia come milizia

I rapporti sono solo verticali (il subordinato comunica solo con il diretto superiore, che viene indicato dall’alto e non scelto). Non c’è confidenza e intimità con i propri pari. Da ciò si genera isolamento all’esterno ma anche all’interno del movimento. Le osservazioni o le incomprensioni non si risolvono mai direttamente con l’interessata/o ma sempre con la mediazione del superiore. Lo scopo di questa organizzazione interna è il controllo.

6. La famiglia nei movimenti ecclesiali è concepita solo come nucleo tra eterosessuali                                                                                         Seppure il modello ideale predicato dai nuovi movimenti religiosi sia quello di tipo patriarcale che prevede l’unione dell’uomo con la donna, nei movimenti ecclesiali c’è un elevato numero di omosessuali, alcuni praticano in modo clandestino; nascono naturalmente e in modo frequente legami affettivi di tipo omosessuale.

Nel film “La ragazza del mondo” di Marco Danieli la protagonista, giovane donna appartenente al movimento dei Testimoni di Geova dichiara: “La famiglia è una organizzazione e per funzionare ha bisogno di un capo. Il capo di Gesù è Dio, il capo della donna è l’uomo”.

Torino, 26 nov. ‘20

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21 novembre 2020

Carlo Capello
Pier Giorgio Solinas

“Lettere dagli antenati. Riflessioni antropologiche su famiglia e parentela”

Lettere dagli antenati”. Riflessioni antropologiche su famiglia e parentela

a cura di Carlo Capello, Pier Giorgio Solinas antropologi

Il seminario si è sviluppato come una presentazione a due voci dell’ultimo libro del prof. Solinas, “Lettere dagli antenati” (Rosenberg&Sellier, 2020) nel quale lo studioso ha raccolto una serie di saggi che sintetizzano linee di ricerca di anni su famiglia e parentela in un’ottica antropologica. Carlo Capello, in qualità di discussant ha posto una serie di domande al relatore incentrate su alcuni temi chiave del volume.

In primo luogo, la discussione si è incentrata sul declino dello studio della parentela – da sempre suo tema distintivo – nell’antropologia culturale contemporanea e sulla relativa ripresa di interesse per il tema negli ultimi anni, testimoniato dai lavori di Janet Carsten e Marshall Sahlins. Secondo il prof. Solinas, la centralità del tema della parentela in antropologia è legata alla fine dell’influenza del pensiero di Claude Lévi-Strauss e del paradigma strutturalista, mentre il rinnovato interesse, testimoniato dal crescente numero di nuove ricerche anche nell’antropologia italiana, dipende in larga misura dall’emergere di nuove forme di matrimonio e famiglia proprie degli ultimi anni. Nuove forme di famiglia (legate a convivenze, matrimoni omosessuali, nuove tecniche riproduttive ecc.) che fanno sorgere domande non scontate sui legami di parentela e sulla loro natura.

In riferimento a questi temi, studiosi come Carsten e Sahlins hanno assunto posizioni fortemente costruttiviste che, però, secondo Solinas rischiano di rappresentare la parentela come una semplice convenzione linguistica. Il professor Solinas ha una posizione più articolata, secondo la quale è necessario da parte dell’antropologia tener conto e indagare anche le questioni legate alla riproduzione e alla genetica, quanto meno perché è tramite il linguaggio della genetica (che in qualche modo ha sostituito la metafora del sangue) che le relazioni di parentela sono pensate e immaginate al giorno d’oggi.

La questione della riproduzione e della filiazione ha condotto a parlare di un altro tema affrontato nel libro, la questione del “debito di vita”. Partendo dalle sue ricerche in India, Solinas ha ricordato che, in qualche modo, ognuno di noi nasce con un debito nei confronti dei genitori (e degli antenati) a cui deve l’esistenza, debito che non può mai essere interamente ripagato, ma solo trasmesso alla generazione successiva e che si lega direttamente alle questioni, cruciali, della reciprocità e delle norme che regolano la vita sociale.

Infine, il dibattito è stato ravvivato dalle domande del pubblico, che hanno stimolato ulteriori considerazioni riguardo alle nuove forme di famiglia e soprattutto al dibattuto e non scontato nesso tra riproduzione biologica e parentela.

Torino, 21/11/2020

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12 novembre 2020

Mario Aversano

“Famiglia cantiere di relazione”

Famiglia cantiere di relazione

a cura di Mario Aversano    presbitero diocesano

La riflessione della Chiesa sul tema della famiglia e del matrimonio è stata sviluppata nel corso dei Sinodi dei Vescovi (tenutisi nel 2014 e nel 2015) che hanno metodologicamente lavorato attraverso un’ampia consultazione delle diocesi e dei battezzati di tutto il mondo. In seguito, Papa Francesco ha pubblicato nell’aprile 2016 l’Esortazione apostolica post-sinodale Amoris Laetitia – La gioia dell'amore – riconsegnando alla Chiesa e ai fedeli un “cantiere aperto”, uno testo su cui continuare a lavorare, ribadendo la necessità di mantenere uno stile dialogico e sinodale nell’affrontare tematiche che richiedono continuo discernimento.

Già dalla scelta del titolo è possibile intravedere l’ispirazione positiva e aperta di questo ampio e ricco documento. Il Papa non ha scelto di produrre un nuovo trattato sulla dottrina del matrimonio e della famiglia, ma ha preferito mettere a fuoco l’esperienza dell'amore e il suo cammino di crescita. Per questo motivo, Amoris Laetitia propone la realtà del matrimonio e della famiglia non solo come specifico stato di vita ma anche come modello cui tutta la Chiesa è chiamata a configurarsi: essere familiari di Dio deve poter trovare luoghi e tempi concreti di realizzazione, attraverso uno stile “caldo” e sollecito ai bisogni di ciascuno.

L’Esortazione afferma che gli interventi dei Padri al Sinodo hanno composto un «prezioso poliedro» (AL 4), che va preservato, senza appiattirne i contorni alla ricerca di risposte “secche”. In questo senso il Papa scrive che «non tutte le discussioni dottrinali, morali o pastorali devono essere risolte con interventi del magistero» (AL 3). Quindi, per alcune questioni «in ogni paese o regione si possono cercare soluzioni più inculturate, attente alle tradizioni e alle sfide locali. Infatti, le culture sono molto diverse tra loro e ogni principio generale [...] ha bisogno di essere inculturato, se vuole essere osservato e applicato» (ivi). Questo principio di inculturazione risulta davvero importante persino nel modo di impostare e comprendere i problemi, che, al di là delle questioni dogmatiche ben definite dal magistero della Chiesa, non può essere «globalizzato». Nel primo capitolo il Papa articola la sua riflessione a partire dalle Sacre Scritture. La Bibbia «è popolata da famiglie, da generazioni, da storie di amore e di crisi familiari» (AL 8) e a partire da questo dato si può meditare come la famiglia non sia un ideale astratto, ma un «compito “artigianale”» (AL 16), che si esprime con tenerezza (cfr AL 28), ma che si è confrontato anche con l’esperienza del fallimento sin dall’inizio, quando la relazione d’amore si è trasformata in dominio (cfr AL 19). Dunque, la Parola di Dio «non si mostra come una sequenza di tesi astratte, bensì come una compagna di viaggio anche per le famiglie che sono in crisi o attraversano qualche dolore, e indica loro la meta del cammino» (AL 22). Neppure la Bibbia presenta immagini idilliache di famiglie perfette: tutti dobbiamo riconoscere le imperfezioni delle nostre storie, cercando in esse le risorse e le grazie da cui ricominciare.

Al centro dell’Esortazione si apre il quarto capitolo, il cuore del documento. L’Inno alla Carità di san Paolo (1Cor 13) illumina, in modo profondo e allo stesso tempo concreto, quello che è il "lavoro dell'amore" all'interno del rapporto di coppia nel suo dispiegarsi nel tempo. La coppia di sposi – amanti e amici – condivide la sfida di costruirsi come “noi”, soggetto plurale e creativo, alieno da sopraffazioni reciproche. La relazione sessuale della coppia condensa in sé le dimensioni unitiva, generativa e ludica. Non senza difficoltà, la famiglia – anche nel compito educativo verso i figli – è chiamata ad affrontare ogni fase critica senza chiudersi in se stessa, ma percependosi parte della comunità sociale ed ecclesiale, in cui esprimere il proprio protagonismo. Non esistendo ricette o soluzioni a priori, ogni coppia può essere accompagnata dalla Chiesa a scoprire il «bene possibile», ad affrontare le situazioni complesse (tra cui conflitti coniugali, separazioni, divorzi e nuove unioni), nella logica della responsabilità e della misericordia. Papa Francesco indica la promessa di pienezza che abita la vita familiare – nelle relazioni incarnate si incontra il Dio di Gesù Cristo – nel solco concreto della realtà di ciascuno, senza derive idealistiche: «contemplare la pienezza che non abbiamo ancora raggiunto ci permette anche di relativizzare il cammino storico che stiamo facendo come famiglie, per smettere di pretendere dalle relazioni interpersonali una perfezione, una purezza di intenzioni e una coerenza che potremo trovare solo nel Regno definitivo. Inoltre, ci impedisce di giudicare con durezza coloro che vivono in condizioni di grande fragilità. Tutti siamo chiamati a tenere viva la tensione verso qualcosa che va oltre noi stessi e i nostri limiti, e ogni famiglia deve vivere in questo stimolo costante. Camminiamo, famiglie, continuiamo a camminare! Quello che ci viene promesso è sempre di più. Non perdiamo la speranza a causa dei nostri limiti, ma neppure rinunciamo a cercare la pienezza di amore e di comunione che ci è stata promessa.» (AL 325)

Torino, 12 nov. ‘20

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29 ottobre 2020

Beniamino Callegari

“Sociologia in famiglia”

La sinossi verrà pubblicata al più presto.

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24 ottobre 2020

Gabriella Papeschi

La famiglia tra affetti ed obblighi giuridici. 
I rapporti tra coniugi e/o conviventi nel corso del rapporto e dopo il suo scioglimento

La famiglia tra affetti ed obblighi giuridici.

I rapporti tra coniugi e/o conviventi nel corso del rapporto e dopo il suo scioglimento

a cura di Gabriella Papeschi    avvocato

L'intervento vuole esaminare alcuni aspetti dei rapporti, e degli obblighi, posti dalle norme tra i due componenti esseziali della famiglia, quindi dei due adulti che la costituiscono, sia nel matrimonio che nell'unione civile che nella semplice convivenza.

Il matrimonio non è definito nelle sue caratteristiche e/o consistenza dalle leggi italiane; le leggi però stabiliscono degli obblighi a carico dei due sposi.

In particolare, per il matrimonio la legge prevede i seguenti obblighi tra i due sposi: fedeltà, assistenza morale e materiale, collaborazione nell’interesse della famiglia, coabitazione; obbligo, in relazione alle proprie sostanze ed alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia. Nei confronti dei figli: mantenere, istruire, educare e assistere moralmente i figli. Verranno esaminati i contenuti che la legge attribuisce a questi obblighi, e l'interpretazione, mutata nel tempo, che le sentenze dei giudici italiani ne hanno dato.

Anche per l'unione civile (che due persone dello stesso sesso possono stipulare) la legge stabilisce degli obblighi, che sono: assistenza morale e materiale, coabitazione, obbligo, in relazione alle proprie sostanze ed alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia. Le differenze rispetto al matrimonio sono l'assenza all'obbligo di fedeltà e l’assenza di collaborazione nell'interesse della famiglia, sostituita dall'assistenza morale e materiale.

Per le convivenza la legge stabilisce in favore del soggetti conviventi alcuni diritti reciproci, ma nessun obbligo; gli obblighi possono discendere solamente da un patto di convivenza stipulato allo scopo dai due soggetti che danno vita alla convivenza.

L'intervento cercherà di analizzare le differenze tra i tre istituti menzionati, sia dal punto di vista normativo che dal punto di vista dell'applicazione che delle leggi viene fatta quotidianamente nei tribunali, in particolare nel momento dello scioglimento del rapporto (separazione e/o divorzio). Ciò in quanto è proprio nel momento in cui il rapporto si interrompe che i due partner tentano un bilancio ed eventualmente valutano l'eventuale inadempimento dell'altro agli obblighi contratti. Si cercherà di capire se l'inadempimento viene o meno sanzionato nei tribunali, perché ed in quali casi; si cercherà inoltre di capire se ed in che misura, e con quali caratteristiche l'applicazione delle leggi da parte dei tribunali risente della diversa e mutata concezione di famiglia negli ultimi decenni, e se la legge prevede ancora la famiglia intesa come entità superiore ai due membri che le danno vita (con il matrimonio, l'unione di fatto o la convivenza), o se si limita a disciplinare i rapporti tra i due membri. Si indicheranno alcune conseguenze che la legge mutata nel tempo e l'interpretazione della legge effettuata dai tribunali comportano per le scelte che i membri di una famiglia si trovano a dover operare nel corso della vita, con riferimento a denaro, figli, attività lavorativa.

Torino, 24 ott. ‘20

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15 ottobre 2020

Ernesto Riva

“La concezione della famiglia da Platone a Hegel”

La concezione della famiglia da Platone a Hegel

a cura di Ernesto Riva   filosofo

Se volessimo sintetizzare le problematiche legate alla concezione della famiglia potremmo dire che fino all’Ottocento è diffusa la concezione che vede nel sesso e nella famiglia qualcosa di naturale. Ma già nell’antichità abbiamo dei critici dell’istituzione famigliare. Per es., secondo Platone (428-347 a.C.), per realizzare la giustizia si deve anche abolire la famiglia. Per quel che concerne la vita sociale e l’amministrazione della città giusta (kallìpolis), uomini e donne sono di fatto indistinguibili. Vi è anche un’altra regola: le donne dovranno essere in comune ai reggitori della polis; e così pure comuni dovranno essere i figli né i figli dovranno conoscere i loro genitori. Non saranno possibili né litigi né querele perché non possedendo nulla di proprio, eccetto il corpo, tutto il resto è in comune. Potremmo dire che la lezione platonica è quella che … l’uomo non basta a sé stesso. Anche l’abolizione della famiglia, che per altro egli nelle Leggi tralascerà, è finalizzata al farla uscire da una dimensione solo privata. La relazione famigliare è un impegno non solo privato ma pubblico, l’amore è non solo una faccenda privata ma pubblica. Ciascuno di noi esiste come ente comunitario, che può essere appieno sé stesso solo aprendosi all’alterità e a essa donandosi. 

Come è noto, Aristotele (384-322 a.C.) critica il Platone della Repubblica, che abolisce la proprietà privata e la famiglia. Se così fosse, sarebbe difficile mantenere la concordia tra i cittadini, come pure la comunanza delle donne e dei figli e della proprietà creerebbe discordia. Non solo: non si può evitare che alcuni sospettino quali siano i loro veri fratelli o figli o padri o madri per via della somiglianza fisica. Per Aristotele l’uomo non è soltanto un animale politico ma un animale che vive in famiglia, un animale domestico (oikonomikon zoon). Aristotele concepisce la famiglia e il matrimonio in funzione dei figli e sostiene che non ci deve essere troppa differenza di età fra figli e genitori, prescrive la limitazione delle nascite e l’aborto e condanna l’adulterio. Per Aristotele la famiglia è una società naturale, primordiale, nata prima e autonomamente rispetto alla polis. In essa l’uomo apprende i valori dell’amicizia, della comunità politica e del giusto. La prospettiva di Aristotele (seguita poi anche da Hegel ecc.) si pone già in antitesi con la successiva visione moderna e illuministica della famiglia e della società come un aggregato atomistico di individualità concorrenziali.

Anche per Tommaso d’Aquino (1225-1274) l’uomo è “naturaliter animal domesticum et civile”. La diversità dei sessi, dice ancora Tommaso, rientra nella perfezione della natura umana. Per quanto riguardo l’atto matrimoniale, per Tommaso non solo non è peccato ma è addirittura meritorio.

Secondo Hegel (1770-1831) lo Stato rappresenta il compimento della vita etica, esso si pone come garante della stabilità della comunità intesa come “famiglia universale”, retta da rapporti di eguale libertà fra individui. Hegel difende la stabilità affettiva e sentimentale della famiglia monogamica borghese; una formazione culturale che forma uomini dotati di spessore critico; la stabilità professionale e lavorativa e lo Stato sovrano nazionale. La famiglia è il frutto dell’eticizzarsi del sentimento amoroso, per il tramite del matrimonio, tra due persone di sesso diverso, che trovano nella nascita del figlio l’unità come sintesi del loro amore e come sua sopravvivenza alla loro stessa esistenza empirica. L’individuo non ne viene annullato ma al contrario si realizza pienamente come soggetto comunitario e come membro della famiglia universale. Ad animare il vincolo amoroso, conclude Hegel con toni quasi lirici, non è solo l’unione corporale o la naturale attrazione reciproca tra uomo e donna, ma anche la comunanza di interessi e delle passioni, dei progetti e delle prospettive che legano i due coniugi e che li inducono, mediante il matrimonio, a conferire una forma stabile e solida nella loro relazione, nella forma di una scelta sempre di nuovo confermata. Il sentimento e la progettualità che li legano possono, così, stabilizzarsi nella forma etica della vita matrimoniale, con cui la naturalezza immediata del sentimento d’amore si eticizza e si fa mediata, consapevole e voluta.

Bibliografia

Diego Fusaro, Il nuovo ordine erotico. Elogio dell’amore e della famiglia, Rizzoli, Milano 2018

Grillo D., Il pensiero filosofico sul matrimonio e sulla famiglia, Ed. QuiEdit, Verona, 2017

Torino, 15 ott. ‘20

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1 ottobre 2020

Giancarlo Gramaglia

Presentazione

Presentazione

a cura di Giancarlo Gramaglia   psicoanalista

Quest’anno “Seminario” ed “Incontri con” seguiranno lo stesso percorso tematico e sono presentati insieme.

La famiglia tra servitù affetti ed eredità sarà l’argomento analizzato da molteplici punti di vista. L’intento è quello di mettere in luce, con l’aiuto di competenti delle diverse impostazioni culturali, gli aspetti della famiglia e le diverse funzioni a seconda dei modi di vita delle etnie umane; lavoreremo per avere un quadro il più ampio possibile.

Con il contributo di studiosi della varie discipline esploreremo letture filosofiche, giuridiche, sociologiche, religiose, antropologiche, storiche, e letterarie intorno al tema della famiglia.

Attraverso la narrazione delle persone coinvolte in ambiti specifici cercheremo di addentrarci in esperienze quotidiane ed in fatti con testimonianze educative e psicoterapeutiche particolari come nelle famiglie religiose, affidatarie, omosessuali e comunitarie.

Avremo attenzione a letture psicologiche con esponenti di diverse formazioni per riprendere differenti modalità d’intendere quanto evidenziato precedentemente per poi giungere al Pensiero di Natura per raccogliere e risistemare i “detriti” di Edipo cercando di fornire un’idea del primo diritto costituzionale, su come si forma e sul come viene a mancare.

Sarà con l’invito rivolto ai soci SAP - Società Amici del Pensiero Sigmund Freud - che concluderemo il lavoro per riprendere alcune questioni indagando le diverse risposte e avvicinarci ad altre problematiche forse non così scontate come in avvio dei lavori.  In altri termini cercheremo di valutare se e come il pensiero freudiano abbia segnato uno spartiacque nella lettura e nell’approccio al modo d’intendere al famiglia.

Difficoltà tecniche non ci hanno permesso di pubblicare il video della presentazione.

Segnaliamo che ogni video è accompagnato da una sinossi a cura dal relatore.

Torino, 1 ottobre ’20

Giancarlo Gramaglia

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