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Pulsione e pensiero di natura

24 febbraio 2016

Ernesto Rinaldi

Freud ha scoperto la pulsione come la legge che compone il moto dell’uomo definendone le quattro articolazioni: spinta, fonte, oggetto e meta. In questo moto legittimato dal principio di piacere egli ha riscontrato che le patologie nascevano dalla imposizione prima sociale e poi personale con limitazioni della propria soddisfazione. Ha successivamente individuato nel rapporto senza sudditanza e nella produzione di un nuovo modo di parlare, che ha chiamato transfert, la strada per la soluzione dei problemi del soggetto per mezzo della relazione con un altro. Con il pensiero di natura che è il completamento della pulsione con l’apporto dell’inconscio inteso come sostantivo, G.B. Contri ha dato una versione che, se elaborata ed applicata, mira alla salute del pensiero di ciascuno.

Si parte dall’affermazione che il soggetto nasce psichicamente sano, ogni bambino che viene al mondo ha accesso alla pulsione da una prima soddisfazione procurata da un altro. Da qui nasce la fonte di eredità  del soggetto che potrà  successivamente essere continuamente alimentata. Questo evento accade molto presto, nei primi minuti di vita e chi gli rende la prima soddisfazione è uno qualunque cioè uno che non è stato ancora giudicato preferito dal soggetto; può essere l’infermiera, il padre o una pala meccanica che lo adagia al caldo in una posizione piacevole diversa da prima. Successivamente il soggetto fatta memoria di questo evento non potrà  più fare a meno di compiere il percorso che lo porta ad essere soddisfatto; è così che si inaugura il pensiero, senza imposizioni o presupposti. Quando dovrà  rinunciare alla sua soddisfazione dovrà  pagare una sanzione che si manifesterà  nel sintomo. Sarà  necessario un altro momento in cui il soggetto riconoscerà  la preferenza per alcuni altri che saranno quelli con cui cercherà  di intessere le proprie soddisfazioni. La pulsione ed il pensiero di natura si applicano ad un corpo che proprio per quel primo evento inaugurante la soddisfazione, risulta trasformato da corpo organico in corpo pulsionale, cioè un corpo pensante non più diviso con l’anima così come ce l’ha tramandata Platone e poi riconfermato dalla religione. L’anima non esiste se non come predicato verbale per cui dico che il corpo è animato, si muove. Liberato dal concetto di anima il corpo è reinventato, liberato da quella moralità  che chiede rinunce. E diventa una questione sì di morale, ma dove questa assume il significato della morale di ciascuno. Morale è il principio, inteso nella sua accezione legale, di piacere.

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