Ostello del Pensiero

L’Ostello del Pensiero (OP) può dare origine ad un Lavoratorio, che vuol dire all’invenzione di tante forme di eventi. Il Lavorator io è un luogo per esprimere pensieri attraverso un fare. Può essere fare un discorso, fare dell’arte, o scrittura, o musica, ecc…anche se sempre d’arte si tratta, e qui così la trattiamo.

La posizione dell’Ostello del Pensiero (OP) sull’arte è quella di non celebrare l’opera come oggetto di consumo culturale, ma come Lavoratorio di nuovi esperimenti che motivino il soggetto a dirsi meglio e di più. Un’urgenza che risponde e si posiziona nel rapporto di partnership contrapponendosi ad un vizio antico di isolare ogni processo creativo nello spazio della classicità: stupefacenza, perfezione, ideologia e modello, che costituiscono delle immagini intoccabili per le masse.

L’arte dell’esprimersi è un successivo e costante rinnovamento che procede per contaminazioni – preferiamo parlare di scambi. Esistono nuovi protagonisti: soggetti-capitali che possono essere messi in condizione di contribuire alla costruzione di nuovi linguaggi di pensiero attraverso il Lavoratorio.

Questa opportunità permette una trasformazione fondamentale del soggetto (S) in soggetto universale (S&Au), capace di contribuire non solo al cambiamento della propria espressività, ma anche di essere parte attiva in una dialettica di relazioni.

L’Ostello del Pensiero intende riconoscere e mettere in luce questo fenomeno di intrecci non ancora ben tessuti, di anomalie rimaste troppo conformi, di risanamenti tutt’ora poco evidenti e la mescolanza non si è compiuta del tutto. Per questo l’(OP) necessita di un Lavoratorio per effettuare bonifiche.

Per esempio l’artista sembra ancora essere rimasto fedele ad un modello di umanesimo che ha privilegiato l’individuo chiuso nella folla etnica. Invece non esiste interno/esterno, ma esiste una articolazione per ciascuno che è l’unica ricchezza che (S) possiede, in contrasto ad una tradizione sociale con la quale rimane difficile confrontarsi.

Il Lavoratorio è una partita aperta. Non si tratta di numerare quanti arriveranno alla fine del ‘gioco’, ma di contare nello scontro-incontro per diventare un riferimento di questa generazione che genera attraverso il fare Lavoratorio. (OP) parte da un’idea di artista che -per certi versi- è obsoleta, perché artista è ciascun (S), e fondante perché descrive ciascuno nel fare-succedere, iniziando da Chi sente di investire il proprio capitale di soggetto in partnership.

La posizione dell’Ostello del Pensiero (OP) sull’arte è quella di non celebrare l’opera come meta di consumo culturale, non come oggetto, ma come Lavoratorio di nuovi esperimenti che motivino il soggetto a dirsi meglio e di più. Un’urgenza che risponde e si posiziona nel rapporto di partnership contrapponendosi ad un vizio antico di isolare ogni processo creativo nello spazio della classicità: stupefacenza, perfezione, ideologia e modello, che costituiscono  delle immagini intoccabili per le masse.

L’arte dell’esprimersi è un successivo e costante rinnovamento che procede per contaminazioni – preferiamo parlare di scambi. Esistono nuovi protagonisti: soggetti-capitali che possono essere messi in condizione di contribuire alla costruzione di nuovi linguaggi di pensiero attraverso il Lavoratorio.

Questa opportunità permette una trasformazione fondamentale del soggetto (S) in soggetto universale (S&Au), capace di contribuire non solo al cambiamento della propria espressività, ma anche di essere parte attiva in una dialettica di relazioni.

(OP) intende riconoscere e mettere in luce questo fenomeno di intrecci non ancora ben tessuti, di anomalie rimaste troppo conformi e di risanamenti le cui origini sono tutt’ora troppo poco evidenti e la mescolanza non si è compiuta del tutto. Per questo l’(OP) necessita di un Lavoratorio proprio per effettuare bonifiche.

Per esempio l’artista sembra ancora essere rimasto fedele ad un modello di umanesimo che ha privilegiato l’individuo chiuso nella folla etnica. Invece non esiste interno/esterno, ma esiste una complessità per ciascuno che è l’unica ricchezza che (S) possiede, in contrasto ad una tradizione con la quale rimane difficile confrontarsi senza Lavoratorio.

Il Lavoratorio è una partita aperta. Non si tratta di numerare quanti arriveranno alla fine del ‘gioco’, ma di contare nello scontro-incontro per diventare un riferimento di questa generazione che genera attraverso il fare Lavoratorio. (OP) parte da un’idea di artista che -per certi versi- è obsoleta, perché artista è ciascun (S), e fondante perché descrive ciascuno nel fare-succedere, iniziando da Chi sente di investire il proprio capitale di soggetto in partnership.