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Docetismo e storytelling

L’egemonia sotto culturale in italia: come “docetismo” e “storytelling” espropriano il soggetto della sua norma soggettiva

– Premessa –

– Possiamo definire “docetismo” (da M. Panarari – L’egemonia sottoculturale – Einaudi) tutte quelle espressioni, ormai soprattutto mas-mediatico-televisive che nuovi “intellettuali organici” utilizzano ed esternano proprio in funzione “educativo-di massa” per condizionare, assuefare, rendere sempre più identificativo-allettante l’universo consumistico-globale che ha determinato in questi anni (specificatamente del controllo politico-sociale berlusconiano) un sempre maggiore piegarsi dei soggetti individuali e sociali a comportamenti ossessivo-compulsivi circa forme di godimento effimere-dissipatorie dove la (non) relazione è sempre e solo oggettuale.

– Lo “storytelling” è invece uno strumento continuamente usato da questi “intellettuali organici” del consumismo, estremamente efficace, che consiste nella costruzione di narrazioni riguardanti soggetti, oggetti, mode da imporre in maniera identificativo-consumistica al pubblico. In particolare, una caratteristica dello storytelling molto interessante, dal punto di vista psicoanalitico, perché massicciamente capace di produrre patologie relazionali non cliniche e quindi non riconosciute, è quella di indicare “come si fa e come si diffonde il bene”: naturalmente un “bene imposto” in base a principi morali, liberistico-consumistici che nulla hanno a che fare con i talenti dei soggetti e con i loro reali desideri, ma capaci di imporsi come atteggiamenti relazionali di massa.

– Cercheremo di individuare come questi due aspetti della vita socio-relazionale odierna esproprino ulteriormente i soggetti dei loro reali desideri, competenze, in sostanza estinguano ulteriormente la norma soggettiva individuale

*

– Possiamo definire il “docetismo” mass-mediatico contemporaneo come: “il comando contro la norma” (G. Gramaglia) cioè il comando come annullamento del rapporto a favore dell’identificazione. La sottomissione che diventa un principio di vita, naturalmente non riconosciuta: modalità  nevrotica di padroneggiare il padrone e le sue cose, sottomettendosi a lui e alle sue cose, ma facendosi uguale a lui. Il docetismo assume, oggi, il carattere inquietante di “formazione di massa” e si manifesta in tutti quei fenomeni di suggestione relazionale e di compulsivi atteggiamenti oggettuali di consumo. Il “dire/dettare” di questi “intellettuali organici” della tv costituisce oggi l’ideale dell’io, che toglie ogni competenza soggettiva all’individuo, inscrivendo al suo posto un “godimento coatto e dissipatorio”, un “bisogno di essere e “possedere cose” che nulla hanno a che fare con una relazione soddisfacente, dove non hanno peso i talenti di ogni soggetto, ma solo l’apparire/consumare guidato dal “bene” che il docetismo mass-mediatico impone socialmente. Una situazione di disagio individuale relazionale, sociale non riconoscibile dalla maggior parte degli attori sociali, che spinge a comportamenti sempre più consumistico-distruttivi per dimostrarsi sempre all’altezza di quel “bene” dettato dal docetismo mass-mediatico al servizio del “discorso del capitalista” che J. Lacan aveva già  chiaramente individuato alla fine degli anni ’70 proprio in Italia.

– Lo storytelling è certamente una delle armi più efficaci a disposizione del docetismo mass-mediatico capitalistico contemporaneo per costruire “narrazioni identificativo-consumistiche di massa”. Elaborato dalle multinazionali più diffuse al mondo (Nike, compagnie petrolifere, ecc.) per ri-costruirsi una immagine “buona” attraverso meccanismi identificativo/proiettivi con personaggi famosi, è diventato uno strumento di condizionamento politico-sociale culturale assolutamente dominante nel panorama informativo odierno. (Basta pensare al volume illustrato della sua vita con cui S. Berlusconi ha inondato le buche postali di milioni di italiani in una delle tornate elettorali degli ultimi anni). Non per niente, queste narrazioni hanno una struttura quasi esclusivamente basata sulle immagini, dove la parola è ridotta a didascalia essenziale dell’immagine, a sottolineare ulteriormente “il bene” che l’immagine esprime. Infatti: “con l’occhio ci si identifica … la via identificativa è malata, è la via dell’automa: – a me gli occhi! -” (G. Gramaglia) si aderisce a quell’immagine e al contenuto simbolico-narrativo che contiene, abdicando al proprio pensiero. Non solo: uno dei risultati più gravemente patologici delle storytelling è quello di strutturare individui sempre più “individualisti”, cioè soggetti incapaci di confrontarsi realmente con gli altri, di far cadere le barriere tra il loro pubblico e il loro privato (che le storytelling invece rinforzano continuamente), perché nella credenza del loro essere modello ideale acquisito e inalienabile, sono incapaci di far accadere nella proprio storia qualsiasi atto/relazione veramente capace di reale soddisfazione. Anzi in questa posizione “individualista” che la storytelling alimenta, cresce anche esponenzialmente la “ricetta dell’altruismo” cioè del “bene portato e imposto” come la narrazione mass-mediatica indica e fa credere.
Ecco, l’egemonia sottoculturale italiana, che si è imposta nell’ultimo ventennio controllata dalla destra liberistico-autoritaria che si è imposta politicamente, attraverso il pensiero e gli strumenti che ho indicato è sostanzialmente una delle cause anche dell’accrescersi del disagio sociale, relazionale di oggi, che nessuna forza politica residuale di sinistra sa riconoscere come crisi espropriante prima di tutto del soggetto. Solo la proposta relazionale psicoanalitica, che è anche prima di tutto una diversa proposta politico sociale, indicata in altro scritto del luglio ’10 dal L.F.L.P. può determinare una diversa e progressiva ripresa del soggetto della sua espropriata norma soggettiva, che riprenda a far pensare con la propria testa gli individui: ci vorrà  tempo e impegno culturale, clinico e sociale, che il L.F.L.P. e i suoi soggetti attivi intendono esprimere nei prossimi mesi e sicuramente anni.

BIBLIOGRAFIA

– M. Panarari – L’Egemonia sottoculturale – Einaudi
– G. Gramaglia – Rubrica di psicologia della vita quotidiana – L.F.L.P
– Bertin R. – La relazione psicoanalitica come relazione politico-sociale – in Scritti corsari L.F.L.P. – luglio 2010

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