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Psicoanalisi e politica

RIMUOVERE LA PULSIONE DI MORTE: IL “RITRATTO DI D. GRAY” DEL NOSTRO PRESIDENTE MA ANCHE DI NOI

Sul “Manifesto” del 30.01.11 R. K. Salinari scrive un interessante commento alla questione fondamentale che traspare dalle azioni/atteggiamenti del Presidente del Consiglio Italiano rispetto “alla morte”: cioè quel che resta di un soggetto che non vuol morire, che tenta un disperato di-battersi compulsivo-ossessivo cercando di trasformare la morte stessa da “evento che irrompe a realtà  che ristagna”: sostanzialmente come dice l’articolista “B. ha paura di morire e ovunque consuma e si consuma accumulando potere e ricchezza”. B. è sostanzialmente, come il ritratto di D. Gray, un soggetto che vede progressivamente il disfarsi del ritratto corrotto della sua persona fisica e come unico rimedio si getta in una compulsiva attività  di accumulo/consumo di O/oggetti, in una spirale di jouissance in-finita. Perché, quindi, questa compulsiva reazione così distruttiva, che poi in fondo, ci riguarda un po’ tutti?.
Bisogna partire da un fatto, che la psicoanalisi ha ben evidenziato, molto poco accettato nel patologico pensare collettivistico che ci pervade: la pulsione di morte è strettamente articolata con la salute di ogni singolo soggetto: è dove non viene più tolto ad ogni soggetto il suo personale rapporto con la soddisfazione. Tutto ciò è stato sempre pervertito nel pensiero umano, a partire dalla pratica consumistica del pensiero occidentale (ma non solo) inaugurata molti secoli fa, attraverso quella che G. Contri ha chiamato: “l’istituzione di O/oggetto”: sostanzialmente si è attivata l’espropriazione della possibilità /capacità  di ogni soggetto di arrivare alla soddisfazione comandandolo/ fissandolo ad una meta fasulla: quella del consumo di O/oggetti sostanzialmente privando, ogni soggetto di: “… un giudizio sulla dismissibilità  pacifica, ossia soddisfatta della vita nel tempo: dove il soggetto prende in carico nella vita la propria morte” (G. Gramaglia). Sostanzialmente, quindi, il non-finire, il non-portare-a-conclusione le in-finite relazioni che un soggetto, attraverso il suo moto a soddisfazione, può intraprendere: ciò significa non arrivare mai a soddisfazione e cadere nella spirale ammaliatrice e perversa del consumo/fissazione di in-finiti oggetti.  Questa è la situazione che coinvolge oggi la maggior parte di uomini e donne pervertiti / e dalla condizione di consumatori coatti, profondamente normati dalle narrazioni ideal/identificative che vengono dalla nostra società  dei consumi e che il modello di vita di B. incarna perfettamente. Non solo, tutto ciò spiega anche il sistematico nascondimento/rimozione della morte dalle nostre relazioni e dai nostri vissuti: la morte suscita angoscia totale, perché indissolubilmente è “la fine” della realtà  del consumare/accumulare che li pervade ogni giorno. Al contrario: liberarsi dall’istituzione di O/oggetto significa ri-prendersi: “il desiderio di vivere per morire per la propria strada” (G. Gramaglia). Cioè si tratta di recuperare il tempo della conclusione proprio al limite della soddisfazione, liberarsi del dominio sulla nostra vita, imposto dal comando super-egoico: “godi e consuma!” che è l’imposizione che ci costringe a tutte le rinunce a soddisfazione di relazioni “squilibrate” sui talenti di A altro per mandarli a soddisfazione in partnership. Come B. siamo prigionieri di un’angosciante idea di morte come mancanza: la mancanza rimossa di una relazione soddisfacente con A altro nell’universo delle possibilità  che ci costruiamo. Ecco, perché questa angoscia della morte riguarda, come per B., anche il potere: occorre un controllo/dominio/disponibilità  totale degli oggetti da consumare per alimentare il “forno in-finito” del consumo/godimento di B. e anche del nostro. Unica differenza: il consumo di B. diventa narrazione ideal/identificativa che perverte ulteriormente a livello politico-sociale, moltissimi altri pervertibili soggetti. Allora: ricordarci che il progressivo disfacimento del ritratto di D. Gray è un po’ la metafora della situazione del soggetto nella realtà  individuale e sociale di oggi e che, al contrario, pulsione di morte è prendersi in carico nella vita della propria morte e nella soddisfazione, non è soltanto un sottolineare il significato simbolico di tutto ciò, ma il possibile avvio di un lavorio per il recupero del proprio moto a soddisfazione e delle sua fine soggettiva. Uscire dal simbolico, che non guarisce, per agire alla pubblicazione del proprio desiderio e della sua fine: tutto ciò che, purtroppo, in B. rovinosamente non compare, non si fa realtà .

BIBLIOGRAFIA

– G. Contri – L’Istituzione di O/oggetto – SIC Edizioni –
– G. Gramaglia – Rubrica di psicologia della vita quotidiana . L.F.L.P.
– R Bertin – Scritti psicoanalitici del 2010 – L.F.L.P.

 

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