a.a.a. scuola cercasi

La storia che voglio raccontare comincia così.
Quando qualcuno, pre-posto ad accompagnarmi per un tratto di strada, poiché lui già la conosce, si avvicina per adempiere a tale compito: io lo seguo. Posso stare attenta, ma per lo più penso che sia lui a pensarci.
Questo è il pensiero del bambino che ha una maturità iniziale e che tratta il reale come accessibile.
Per rinnovare la propria legge costituita egli risponde agli eccitamenti e si soddisfa per mezzo di un altro.
Poi, accade che si stabiliscano maniere (non voglio chiamarle regole) per crescere e per relazionarsi.
Poi accade che anche l’accompagnatore rispondendo agli eccitamenti si soddisfi.
Poi accade che io non mi aspetti che tutto ciò avvenga, non solo, ma non riesco proprio a spiegarmelo.

Insomma la mia ingenuità sta nel fatto che non mi aspetto che l’altro, fonte del mio beneficio, mi inganni. Impreparato a ciò, mi sento danneggiata.
L’ingenuità è la porta d’ingresso che apre la via dell’espropriazione…(….) è la corruzione della legge di rapporto già costituita nel bambino.

Il pensiero può essere ingannato. Poco importa l’intenzionalità dell’altro, conta come io mi sento in una determinata circostanza. E in quella circostanza mi sento tradita, cioè scoperta, ancor più nuda, di fronte all’inganno.
Allora penso che per conservare l’amore iniziale devo rinunciare alla soddisfazione e perseguire virtù e insegnamenti.
Ecco l’espropriazione: cioè lo spostamento dalla mia norma soggettiva. Una violenta virata verso lidi e mete che non mi appartengono e che non approdano ad un nuovo mondo, ma semplicemente a quello di un altro il cui insegnamento s’impone.
Tutto ciò perché qualcuno mi ha tradito ed io adesso lo odio.
Ma il tradimento che cos’è? Non è l’opposto di fedeltà e neppure di coerenza. Sarebbe come dire che ripetitività e fissità garantiscono uno stare bene in armonia. Garanzia mortifera.
Non c’è sviluppo in uno status quo. Posso viceversa provare a considerare il tradimento riferito alla mia persona, tradimento dunque della mia norma soggettiva, tradimento che giustifica aggressioni indebite e dona loro vestibilità.
Questo turbinio, provocato dal desiderio deluso, provoca aggressività che diventa il comportamento agito per esprimere l’espropriazione. Durerà fino a che non non riesco a stabilire un rapporto con l’altro.
E la storia continua perché il desiderio spinge. Ciascun soggetto conosce il moto attivo verso un guadagno perché l’ha imparato da bimbo. L’essenza del desiderio è la possibilità di agire, la registrazione dell’accaduto, non mancanza dell’accaduto.
Ciò che desidero deve ancora accadere: cioè è posto tra l’essere e il divenire. Si tratta di uscire dalla trappola che tesse la fitta ragnatela dei legami già dati per inventarne di nuovi.
Ora si tratta di trasferire questa storia e i suoi contenuti al mondo adulto. Perché no?
Sento dire della mancanza di creatività, interesse, valori ecc. Insomma un vero piattume dal quale ci si difende addebitandolo a qualcun altro: il vicino, il collega, lo studente, il politico, l’intero sistema, come se io non fossi degno di stare sulla scena al pari di qualcun altro. Ma se la pellicola si svolge senza di me, mi sento escluso e insoddisfatto. Non è un fatto generazionale l’espressione della norma soggettiva. Dunque posso insegnare e posso imparare, se lo comprendo, posso farlo senza fastidio e senza procurare fastidio.
La proficua disponibilità di chi entra in gioco abbandonando la relazione di dominio favorisce lo scambio.
Quello scambio che costruisce cultura e civiltà lasciandosi alle spalle il più ristretto compito dell’educazione.
Il rapporto può diventare benevolo e di pace a mano a mano che ci si conosce e ci si parla e quindi si torna ogni uno ad insegnare e ad invitare all’importanza del contributo energetico per l’appunto, di ogni uno, per il benessere di uno stare insieme, che diventa uni-verso.

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