L’uomo connesso

di Giancarlo Gramaglia

Il pensiero umano è in continuo movimento e nei secoli si è trovato di fronte a cospicui cambiamenti con nodali ed importanti trasformazioni.

A seconda del tempo si possono individuare alcune delle più grosse rivoluzioni che ciascun pensiero ha  dovuto elaborare attraverso un percorso di riconoscimento.

Dopo la rivoluzione copernicana e darviniana, che sono già state sufficientemente assimilate, la rivoluzione freudiana ha posto le basi per comprendere l’importanza e la specificità dell’uomo.

Con la consapevolezza della unicità della potenza pulsionale, l’uomo si trova a poter cogliere e capire la portata del suo successo sulle leggi naturali. Anche se ancora oggi tale comprensione presenta notevoli difficoltà perché il concetto di pulsione riguarda ciascuno, si tratta di un patrimonio del quale ciascuno può essere consapevole e che può usare a proprio vantaggio in un regime di partnership, cioè di scambio. Per questa specificità la rivoluzione freudiana stenta ad affermarsi, come d’altronde era successo nei secoli precedenti alle altre due.

Facciamo ora ancora un altro passo per constatare che negli ultimi decenni l’aspetto digitale si presenta come la trasformazione radicale.

Qui occorre fare una osservazione fondamentale.

Queste rivoluzioni non vanno lette solamente linearmente nella sequenza storica. E’ centrale capire che la lettura dipende sempre dalla facoltà umana. E’ solamente l’uomo il soggetto del capire. La capacità dell’uomo di leggere gli accadimenti potrà migliorare sempre se, e solo se, l’uomo saprà riconoscere, difendere e salvaguardare la salute del proprio pensiero nell’esigenza dell’individuazione della partnership, ossia della relazione con l’universo che può permettersi di scegliere.

Solo se riconosce la propria singola sovranità pulsionale la sua articolazione sarà in grado di governare e sovrintendere al benessere sociale.

L’aspetto più importante è proprio afferrare che l’intelligenza è solamente umana: non esiste l’intelligenza artificiale!

Solamente l’uomo è in grado di poter elaborare -dalle macchine agli artefatti-  soluzioni che possano condurlo a soddisfazione.

La ICT (Informazione e Comunicazione Tecnologica) sta modificando ad un ritmo vertiginoso il mondo in maniera profonda ed irreversibile da più di mezzo secolo. Agli aspetti positivi di tale trasformazione si affiancano aspetti negativi che vanno colti, capiti ed affrontati.

Se l’informatica e le ICT hanno dato luogo ad una rivoluzione senza precedenti occorre che sia l’uomo nella sua consapevolezza pulsionale a coglierne l’enorme opportunità: cioè ad andare a meta con soddisfazione.

Se l’individuo resta ancorato al pensiero dell’uomo vecchio in quanto essere ontologico rischia la riontologizzazione, cioè di pensarsi in una relazione simmetrica di mutua trasformazione uomo-oggetto, mentre è solo l’aspetto della soddisfazione pulsionale che conduce l’uomo a meta là dove trova l’appagamento in quanto soggetto. Non esiste l’essenza dell’essere che conterrebbe già in sé  il seme dell’umanità.

Solamente l’uomo può pensare l’uomo, nessun altro!

In altre parole se l’uomo resta ancorato alle teorie dell’innamoramento, dell’istinto, delle religioni e dell’essere non si potrà aprire alla possibilità della rivoluzione freudiana, intesa come moto a soddisfacimento ed evoluzione del pensiero umano.

La rivoluzione dell’informazione può portare benefici proprio nella misura in cui l’eccitamento mette in condizione il soggetto di essere consapevole della trasformazione in atto per appagarsi.

L’esempio che qui m’interessa evidenziare è la portata del legame sociale che può costituire il pensiero connesso ad internet, e quindi ad utilizzare lo strumento informatico per portare e supportare il pensiero freudiano fino a poter parlare di divano digitale. Il che potrebbe voler dire che fare le sedute on line è un’occasione ed una possibilità da valutare con il proprio psicoanalista.

Si potrebbe parlare giustamente di transfert, di associazioni libere, di osservanza del segreto professionale e di setting, ma lasciando queste questioni alla competenza del singolo psicoanalista nel confronto con i colleghi, resta la ricchezza del problema e delle possibilità che il web offre.

Parlare di divano digitale e di sedute on line può essere così scandaloso?

Certo resta la questione autistica e/o narcisistica che va affrontata e capita nella sua dimensione perversa e perciò intrattabile dalla cura psicoanalitica: per questo motivo la diagnosi resta uno dei punti di partenza.

La psicoanalisi abolisce l’interiorità come proprietà privata del mezzo di produzione che è il pensiero, perché rende manifesta la semplice verità che tutti i segreti sono stupidi: il paranoico si oppone a questa ovvia verità.

La psicoanalisi reintegra nell’universo del pensiero la pietra scartata dal pensiero (censura, rimozione, fissazione, ecc ), è questo scarto a fare provincialismo, cioè patologia. L’ordine giuridico del linguaggio e il diritto del pensiero competente, cioè la prima Costituzione, sono le fondamenta dello scenario che senza la consapevolezza della proprietà privata dei mezzi di produzione del soggetto non possono combinare nulla.

Il web può essere considerato un mezzo per migliorare la consapevolezza dell’uomo freudiano.

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