INCONTRI AL CORTILE DEL PENSIERO: Marianna, isteria. Lussuria senza lusso.

21 settembre 2013

con Gianpietro Séry

coordina Giancarlo Gramaglia

Giancarlo Gramaglia Parlerò e parleremo dell’eredità di diversi pensieri, oggi e nei successivi incontri, dei lavori prodotti da queste diverse eredità e della vigoria che i risultati ci potrebbero fornire: lavoro benefico per l’Io-corpo in risanamento come la bonifica dello Zuiderzee. Nel salutare e ringraziare ciascun intervenuto, mi piace evidenziare la possibilità che ci possiamo incontrare proprio attraverso queste eredità che sono in ciascuno ricchi patrimoni del Colto per la gran parte da ri-appropriare.
L’importanza di essere in buona compagnia con Amici del Pensiero è impossibile da sottovalutare. Sono grato a Giacomo B. Contri che con il suo Think sa dar forma all’amore per il pensiero ogni giorno: dicendo del suo mi mette in condizione di ritrovare il mio attraverso il lavoro.
Avvio quindi volentieri questo aperitivo del pensiero.
Gustare pensiero non è simbolico: è vita, è l’aria salutare che respiriamo, è la soluzione alla cappa oppressiva che il soggetto subisce dalle teorie simboliche. Condividerlo poi è banchetto: è il tentativo di uscire dall’anoressia del pensiero. Cercheremo in questi cinque incontri al Laboratorio, aiutati da sapisti non saputi, di costruire delle occasioni per poter esplicitare questo movimento di lavoro su lavoro del pensiero in singole persone, anche in brevi e circoscritti tentativi, per provare anche solo ad intenderlo in un momento di sbilanciamento quel Colto prima della Cultura.
E come non partire dall’isteria, come ha fatto d’altronde Freud, ed assumerla come guida, direi quasi come musa, indicatrice di quel posto di comando: di comando nel suo Ideale di fallimento, e cercheremo di vederne il perché.
Saremo in grado d’imparare dalla lezione di Marianna?
Prima di dire sul fallimento, sul posto inaccessibile, faremo un passo indietro per inquadrare nello specifico il lavoro di Gianpietro Séry, che saluto e ringrazio di essere qui, nel presentarci il libro su Marianna. Prima ancora, una breve citazione sul fatto che c’è patologia e patologia, e che c’è anche patologia senza isteria.
Proprio ieri Contri ricordava un passaggio di quando manca l’isteria: “C’è -scrive sul Think– un fatto che sarebbe frivolo considerare solo curioso, perché invece è contraddittorio, drammatico davvero, l’unico dramma senza isteria, la quale non riconosce affatto la contraddizione: esso è che la nostra prima “resistenza” non è al nemico malvagio, né a quello che getta gas nervino né a quello che vuole imporre la “sharìa”, ma al proprio pensiero stesso: è la paranoia della vita quotidiana, che arriva fino alla psicosi paranoica. La paranoia non è avversione verso altri bensì verso il proprio stesso pensiero, la prima rappresentanza, che poi riappare proiettato su altri…”. Ecco quando manca l’isteria!

Ora però occupiamoci di lei: della divina, superba ed altera: scacco della scienza, teatro del mondo, che invade ogni aspetto della cultura.
Per buona parte dell’estate “Marianna” ha occupato il mio comodino da notte: a me è incominciato a venirmi alla mente la zia Maria, quella che “aveva fatto morire di crepacuore il fidanzato, l’avvocato Mattone”, così dicevano in famiglia, perché dopo anni ed anni di fidanzamento la Maria aveva sempre rinviato il matrimonio. Il ricordo della zia Maria mi è parso una ghiotta occasione per la giornata odierna. Vi dò i alcuni ragguagli.
Ho trascorso le estati della mia infanzia a Pessinetto in un paesino a 600mt. delle Alpi Graie nelle valli di Lanzo, dove mia madre aveva la famiglia d’origine. Maria era la sorella primogenita di sei, magra, figlia di Maria della Madonna, zitella, che vestita di bianco in fascia azzurra ci conduceva spedita in pellegrinaggio tra i santuari Mariani della zona recitando preghiere con le parrocchiane.
Lamentava i più diversi dolori e sintomi chiamando continuamente il medico condotto del paesino, medico che affittava lo studio in casa Casassa al piano superiore: a letto emetteva prolungati lamenti, i paesani passavano a fare ossequiosa visita alla figlia del Cavalier Casassa, lamenti che, in anni più recenti avevo anche registrato, una frase ricorrente era: “mama mi meiru!”, “mamma io muoio!”. Dopo trent’anni non era ancora morta! Alcune cose della zia Maria mi incuriosivano. Per esempio sosteneva categoricamente di non sopportare il formaggio, nemmeno l’odore, e che se solo in casa ci fosse stato un pezzo di “tale diavoleria” -così lei la chiamava- subito abbondante vomito le/si procurava. Cosicché in casa non poteva esserci del formaggio: però quando, con qualche adulto, mettevamo del parmigiano grattuggiato nel risotto a sua insaputa, mescolando ben bene, lei non avvertiva il minimo disturbo. La questione poi mi ha interrogato, non solo da bimbo: e sono qui!

Un secondo ricordo per introdurvi il pittore che avete forse già visto nei cartelloni del Cortile: Ettore Gramaglia. Avevo sui 25 anni quando chiesi a mio padre se mi faceva un ritratto. Mi aveva risposto “che non se lo sentiva”. “Non sarebbe riuscito a coniugarlo col suo modo di dipingere”. Al tempo non capii la risposta, rimasi perplesso, non seppi nemmeno chiedere di più. Ci rimasi male, sapevo che in passato aveva fatto molti ritratti.
Poi a breve mi chiese di posare per un lavoro, e mi dispose in posizione prona intento a leggere e poi sempre leggendo di spalle, come appunto nell’opera. Mi sorpresi che non avesse dato un titolo, disse solo che era un omaggio a Gauguin.
Trascorsi alcuni anni, grazie a Freud afferrai qualche pezzo in più del mio narcisismo e poi da Contri intesi parlare di “adolessenza” e riuscii così a titolare il quadro Adolessenza, omettendo “la mia”.
Entriamo con Gianpietro Séry nella biblioteca di suo padre dove nel luglio del 2003 si è trovato tra le mani un libro.

Flavia Giacometti “21 dicembre 1790 Marianna Besana nasce a Malesco in Piemonte. Con otto fratelli con padre e madre rispettivamente di 46 e 39 anni costituisce una famiglia di parenti sanissimi. Nei primi cinque anni della sua vita la bambina inizia a manifestare alcuni sintomi di malattia infantile nonostante sia sostanzialmente sana e bene sviluppata. Su di lei è stata fatta precocemente dal medico di famiglia la diagnosi di corporea costituzione assai delicata e di sanguigno sensibilissimo temperamento. Negli anni che vanno dal 1796 al 1804 Marianna attraversa quello che da Freud viene chiamato periodo di latenza. Otto anni nei quali sembra non succedere nulla: “Godette la fanciulla ridente salute sviluppossi assai e per non comune formosità di forme, per grande vivacità allegria e spirito che agli sguardi attraevasi della a lei vicina moltitudine. Ilare in ogni tempo sempre contenta attendeva indefessa alle cure domestiche ai lavoro rurali. [….]

Dal 1805 Marianna entra pubblicamente nella pubertà e con essa viene prontamente arruolata nella tappa evolutiva chiamata adolescenza, ha appena compiuto i 14 anni e le sue prime mestruazioni suscitano negli adulti che le stanno accanto il sospetto e l’attesa del prevedibile trauma adolescenziale confermando ancora una volta il pensiero freudiano che la pubertà segna il passaggio dalla malattia infantile alla psicopatologia. Nel 1806 il sipario si alza sui primi sintomi di essa un primo atto di anoressia e di malinconia e come l’avvio di una caccia alle streghe inizia una caccia ai traumi la parte della rappresentanza scienza medica di allora. […]

Ciò che i fatti successivamente disegnano sono i tratti di una giovane donna che si priva sempre più delle relazioni e si isola con evidenti gravi segni di melanconia, chiusa per ore nella propria stanza ove volendo o non volendo convinta pure che ricadesse sempre col pensiero sull’oggetto che così strano cambiamento in lei produsse. L’anno in cui si scrive in bella calligrafia il primo articolo della costituente psicopatologia Marianna ha 16 anni ed è seguita dal suo giovane medico di 28 in questo momento non sarà descritta come soggetto che pensa male ma piuttosto come interessante paziente oggetto di attento studio clinico a causa della sua straordinaria malattia. Ogni osservazione e descrizione dei sintomi non potranno che confermare la diagnosi: la paziente Marianna B. è certamente una “povera fanciulla isterica. […]

La trama si infittisce il numero dei sintomi esplode cose tutte che appunto perché repentinamente senza causa manifesta insorte ascrivansi dal ceto volgo fare cose incredibili a qualche soprannaturale influsso a sovrumano sortilegio, irrequieta passava le notti insonni i giorni tediosamente e senza appetito veniva assalita da una leggera sì ma permanente cardialgia, fece seguito una modesta cefalea, rutti clamorosi, mormorii del ventre, tumefazioni alla gola avversione ai cibi, movimenti convulsivi alle membra, erratica febbre. Verso il settembre dello stesso anno Marianna, dopo giorni di anoressia e forte cefalea (ospitando come dice dentro il cranio vivente rettile), rimane prima immobile nessun apparente senso di moto, di respirazione, di circolazione poi agisce tali contrazioni che sei persone robuste bastano appena a tenerla sul letto mentre grida e trasfigura completamente il suo viso. E così va avanti per ore, alle otto del mattino finalmente Marianna si distende parla e non ricorda nulla. Da allora alla mezzanotte di ogni lunedì la paziente ripete la stessa identica situazione. […]

Nel 1809, quando Marianna ha da poco compiuto i 18 anni, rafforza la sua notorietà donando alla piazza di paese la sua stessa persona in marmoreo monumento all’isteria, questa vittima disgraziata convertita a vedersi in una vivente statua. Nel volgere di poco tempo la paralisi è totale però svanisce puntualmente all’ora in cui il palinsesto prevede le crisi convulsive solita notte, solita ora. A 19 anni il programma graduale di annullamento del proprio moto è ormai pienamente compiuto. […]

Nel 1812, Marianna che ha appena compiuto i 21 anni, festeggia a suo modo rimanendo assolutamente immobile con qualche scusabile sbavatura tecnica ogni tanto, le sfugge di portare le mani al capo al vivente rettile al serpente poi alle 6 precise due o tre sbadigli apre gli occhi parla da questo momento in poi lo svenimento puntualmente annunciato sostituirà nel palinsesto le convulsioni notturne. Comunque Marianna ha ancora in serbo tante risorse, si cala nel ruolo di paziente in fin di vita, sta per tre giorni senza mangiare e bere poi risorge per versare inconsolabili lacrime di melanconia, si appropria di ogni forma di contagio che sia in giro nonostante non esca di casa: influenza, varicella, vaiolosi, morbillo, anzi ella è come un termometro delle imminenti influenze, non se ne fa scappare una. Alle ore 11 del mattino di sabato 12 novembre 1842 alla presenza della sorella e del fratello gli unici parenti rimasti Marianna Besana muore santamente in Malesco unta e munita di ogni conforto religioso ma incofessa del peccato di essersi essa stessa immolata e consegnata ai posteri per 36 anni di ordinaria isteria”.

Gianpietro Séry Intanto vi dico che sono molto contento di essere qua, perché è importante avere presente il caso di Marianna che è un esempio di una forma estrema di difesa.
La psicopatologia è sempre una difesa da qualcosa.
Freud diceva che se prendessimo un paziente nevrotico e gli togliessimo di colpo la sua nevrosi, ne causeremmo la rovina nel giro di pochissimo tempo. Quello che è incredibile è che si possa trattare di una difesa anche con una forma così massacrante.
Già negli Studi sull’isteria Freud elencava i sintomi isterici.
Quale è lo “stato dell’arte” dell’isteria? È che oggi viene considerata praticamente scomparsa. Ma è interessante chiederci perché.
Devo questo passaggio al dott. Giacomo B. Contri: è scomparsa perché è diventata cultura, è scomparsa perché è diventata talmente intorno a noi da non essere più percepita come psicopatologia ed è interessante il fatto che il DSM, manuale usato dagli psichiatri per fare le diagnosi, abbia sostituito i termini a noi più consueti con la parola disturbo. Io mi ricordo quando si ascoltava il nastro magnetico di registrazione c’era il “disturbo” che era dato dal rumore fisico del nastro. Il disturbo quindi è qualcosa che disturba me, non ne sono io causa.

La sostituzione della parola disturbo ha sostanzialmente tolto il pensiero dell’imputabilità, ovvero che c’è qualcosa di mio nella mia malattia. La manovra che è stata fatta in questo senso è comprensibile se appunto si pensa che il problema è che l’isteria è passata nella cultura.
Parlavo di sintomi anche se Freud diceva che la nevrosi non è nei suoi sintomi, ma i sintomi sono la prima cosa che noi abbiamo davanti agli occhi, la prima cosa che ci racconta una persona quando viene sul divano.

I sintomi osservati nell’isteria sono: abulia, convulsioni, problemi della vista, allucinazioni, sordità angoscia, anestesia, asma (pensate a tutte le forme di allergia), coma, la sensazione che ti venga su una palla dallo stomaco a soffocarti la gola, crampi alla nuca , disturbi della deambulazione, cecità , dolore allo stomaco, problemi al cuore, palpitazione, emicrania, eritemi, senso di freddo, strozzamento della gola, disturbi del gusto, disturbi dell’alimentazione, mutismo, nevralgia, disturbi dell’olfatto, paralisi, pianto, attacchi del piccolo male , pseudo peritonite , stanchezza, stordimento, strabismo, svenimento (l’isterica che sviene tra le braccia del dottore non si fa mai male perché cade sempre nel posto giusto), tremore, tosse isterica e non sono tutti qui.
Marianna non se ne è fatta mancare uno, come si legge nel libro, che ci tengo a dire non è di Gianpietro Séry.
Il libro è del dottor Carlo Cavalli, io ne ho fatto l’introduzione. Il dott. Cavalli è un giovane medico, che è stato anche docente all’università di Pavia e che ha ereditato Marianna dal padre (ci sono due Cavalli nel libro il padre e il figlio, tutti e due medici ed è il figlio che scrive il libro nel 1834).
La prima cosa che mi è venuta in mente, leggendo il libro, è quello che dice Giacomo B. Contri che l’isteria è qualcosa che ci fa dire: “Lo vedo ma non ci credo”.

La zia Maria ne è un esempio: io lo vedo che uno non sopporta il formaggio e poi se glielo mischio di nascosto… mio papà dichiarava pubblicamente di sentirsi male anche solo all’odore del vino e controllava la cucina se per caso ne trovasse traccia. Mia madre, ricordo benissimo che di nascosto cucinava delle cose mettendoci del vino: cose che mio padre trovava oltremodo gustose, ma continuava a dichiarare pubblicamente che l’odore del vino lo faceva star male.
L’isteria è sotto gli occhi di tutti. La zia, il papà, la mamma, la moglie il marito: la vedo ma non ci credo, perché sembra questo, sembra un romanzo sembra una cosa scritta, inventata.
Per questo io e Giacomo B. Contri siamo andati a Malesco e abbiamo voluto toccare con mano l’atto di nascita e di morte di Marianna: avere la certezza che fosse esistita.
Io non sono “esperto” di isteria, l’esperta di isteria è Marianna ed io a distanza di tanti anni ho solo cercato di capire qualcosa di quello che mi era possibile riguardo al suo pensiero.
Allora: la cosa che più colpisce è la sintomatologia.
Giacomo B. Contri parla delle bancarelle del mercato ed è verissimo, intendo che quando una signora va al mercato guarda quello che c’è e a seconda di quello che c’è, lo compra.
Mi sono trovato di fronte alla difficoltà di capire bene quale fosse stato il “trauma”: perché ad un certo punto il dottore si pone il problema del famoso trauma, se succede qualcosa ci deve essere un trauma. Qui si capisce bene che stiamo parlando di tanto tempo prima di Freud, perché lui lo ha detto con chiarezza che il trauma di per sé non esiste. “Trauma” è qualcosa, sono le sue parole, a cui io assegno la dignità di trauma.
Nel libro sono raccontati quattro episodi del cosiddetto “trauma”.
Il medico ci racconta questo: “Fatta amante senza saperlo divenne melanconica senza volerlo”. E’ incredibile: perché? E intanto, cosa vuol dire?
E’ scritto a chiare lettere che non c’è imputabilità, che non l’ha voluto lei.
Questa è una frase da “dolce stilnovo” e non è casuale che il medico la usi a proposito della sessualità, del sesso, “la fiaccola d’amore che l’universo accende e tante vittime seco trae non volle risparmiare quel giovin cuore”: quindi l’adolescenza attesa come un trauma, come una disgrazia.

L’adolescenza, questo errore: ed è inquietante la perversione con cui i libri di psicologia riportano questa cosa. Il ragazzino che secondo loro si guarderebbe allo specchio, noterebbe la sproporzione tra la grandezza della sua testa che è cresciuta di più del corpo e questo diventerebbe per lui trauma. Qui il trauma, semmai, quale è ? E’ l’errore che sta alla base del pensare l’adolescenza come qualcosa automaticamente carico di conseguenze: vedete che è saltato il pensiero.

Il secondo punto trattato come trauma è il padre. Il fatto del padre lo trovo molto interessante, perché è presente in quanto assente, nel libro non compare mai. Anche quando si parla di morte, muore solo la mamma, la santa donna che era la mamma. Il padre… sono andato io a controllare l’atto di morte, a far coincidere data con un certo tempo della vita di Marianna, a mettere in confronto i sintomi che ha avuto in quel momento… sino a vedere l’acutizzarsi di alcuni di essi.

Terzo: le si offre l’opportunità di sposare un buon partito, occasione che lei rifiuta.
Quando mai permettersi di poter avere un rapporto con un altro ?
Pensate all’arco isterico: è una posizione ad arco che la persona assume durante gli attacchi ed è una chiara opposizione al pensiero di un possibile rapporto.
Torniamo indietro di un attimo.
Avrete notato, anche nella lettura a inizio serata, che Marianna viene descritta come una bellissima ragazza. C’è un detto a Genova che dice (tradotto) “la bella di Torriglia tutti la vogliono e nessuno la piglia”; ne esiste anche un’altra versione “… è morta figlia”, cioè non maritata. Mi faceva notare Giacomo B. Contri come basterebbe anche solo l’attributo della bellezza, se colto in un certo modo, a diventare motivo per una patologia isterica.
Nei 28 anni descritti dal libro (e Marianna ne vive poi ancora 8), le vengono fatte infinite sottrazioni di sangue, era la cura che si usava: in questo caso l’incisione di una vena in quanto a Marianna si gonfiava la lingua fino al punto da soffocarla (se ricordate, nel commento che ho scritto, ho usato il verbo “erezione”… si capisce bene la mia interpretazione del sintomo).

A proposito di questo, ricordo quello che diceva Freud: gli psicoanalisti mettono il sesso dappertutto, ma solo perché sono i pazienti che ce lo mettono, e ce lo mettono come problema di cosa farsene, così come non è la bellezza il problema, il problema è non sapere cosa farsene, la bellezza che (come il sesso) diventa obiezione al rapporto.

Dicevo, che queste sottrazioni di sangue sono state in 28 anni pari a mille litri di sangue: più o meno quello che consumate in gasolio in un anno, con una automobile di media cilindrata. Mi permetto di usare un paragone così grossolano, materiale ma lo uso volutamente: figuratevi il mio stupore quando scopro che Marianna aveva vicino al suo paese il santuario di Re, dove esiste una madonna venerata ancora oggi. Questa madonna è famosa per le sue effusioni di sangue e qualunque bambina del 1800 avrebbe visto, anche solo andando al pascolo, le effigi di cui è pieno quel paesino per ricordarne l’avvenimento. Eccola la mela da bancarella del mercato che diventerà sintomo e tormento. Sono supportato in questo abbinamento madonna-isteria, da una frase di Freud, che dice che tutte le fanciulle isteriche hanno una particolare devozione per la verginità della madonna: e come vedete ci risiamo su cosa farsene del sesso .

Perché la mia presentazione finisce con “Santa subito”?

Perché Marianna è una “santa donna” come sua madre, come la santa vergine; lei vive tutta la sua vita nella sofferenza, nella tribolazione. Notate bene, schiavizzando tutti al suo servizio: il dottore che correva lì al momento giusto, la madre, santa donna che in realtà rinforza tutti i sintomi e non li diminuisce. “Santa subito”, perché… vedete Marianna ad un certo punto dice una cosa orribile: “solo Dio può guarirmi”. Questa è una bestemmia per un credente, una bestemmia scambiata da tutti come un atto d’amore verso Dio e invece è la stessa bestemmia che lei usa nei confronti di tutti gli uomini della sua vita, padre per primo.

Il libro è stato scritto nel ’34 e Marianna muore nel ’42: questa era l’isteria che si ritrova ancora nei primi libri di Freud quando parla delle donne isteriche, e questo è un esempio di come prima di Freud era possibile realizzare quello che io ho chiamato un “relitto perfetto”. Marianna è riuscita a ridurre la sua vita a un relitto: questa donna ha vissuto paralizzata tutta la vita, senza avere nulla, paralizzata in un letto da quando aveva 16 anni!
E’ questo che dicevo all’inizio: “lo vedo ma non ci credo!”. Una cosa incredibile, come i mille litri di sangue.

Un’ultima parola sulla coppia medico-paziente.

Da buona isterica, Marianna riesce a fare in modo che il medico sia suo complice, invece magari di un suo amante. Quando parlavo di cultura… si dice “tra di noi mi sembra che ci sia poca complicità” e c’è chi la prende come una frase di amore, di richiesta di intimità.
Qui la complicità è totale: il medico sa perfettamente che alle 6 e 7 minuti Marianna avrà la crisi convulsiva. ma non è un appuntamento come risultato di un rapporto.
Il medico le va dietro in tutte queste cose: l’unico appuntamento che Marianna rispetta è l’appuntamento con la psicopatologia.
Ci sono da parte del dottore decine di pagine dedicate a vedere e a rivedere la scienza medica per giustificare questo o quel sintomo.
Freud la chiama “massa a due”: si può fare massa anche solo in due.
La massa degli occhi negli occhi, che è l’innamoramento .

Ernesto Rinaldi Uno dei concetti fondanti la psicoanalisi e quindi del lavoro di invenzione di Freud è che il soggetto in qualche modo ha ragione. Ha quindi ragione Charcot, ha ragione Breuer , ha ragione Anna O. ed ha anche ragione il giovane Sigmund. Questo vuol dire che Freud è per la relazione e cioè che all’altro viene assegnato un posto libero che può occupare, in cui il suo sapere ha un valore.
La rivoluzione di Freud è sul metodo di lavoro che è un metodo basato sulla correzione così come lo è l’analisi per il paziente; lui non applica teorie, ma un certo pensiero al quale segue l’osservazione e le eventuali modifiche e conclusioni.
Freud pone l’altro nella dignità di occupare il suo posto che per questo non potrà essere né quello di oggetto di studio in quanto paziente ignorante, ne quello di oggetto di venerazione perché medico più anziano ed affermato. Egli sa cogliere l’importanza dell’intervento di Anna O. che ad una sua interruzione gli dice: “Dottore mi lasci parlare”, così come coglie la diffidenza di Breuer a continuare il trattamento dell’isteria perché comportava l’instaurarsi della traslazione. Breuer si ritira di fronte al fatto che tra lui e la sua paziente si sta instaurando un rapporto tra amanti e non più un rapporto tra medico e paziente, è una cosa che non può sopportare.
Nell’isteria è tipica la sfida continua al medico per metterlo in scacco con continue nuove disfunzioni cliniche e sfidarlo a trovare una soluzione che valga per entrambi.
Freud ha trovato questa legge prendendo in considerazione che la patologia era soprattutto non clinica ed ha potuto formulare una stessa legge valida per entrambi i corpi che è quella della non obiezione a dire per l’analizzando e quella dell’ascolto fluttuante per l’analista. Nell’analisi non è il medico a saperne di più, non c’è disparità di saperi tra soggetti.
La formula tipica dell’isteria è: “Aspettami che non vengo”, “Tanto non vengo” era il titolo di una canzone presentata al festival di Sanremo del 2008, che non è il non venire all’appuntamento in quanto tale, perché la precisione della comparsa dei sintomi è puntualissima, ma è il sottrarsi alla relazione. Nel suo blog del 10 settembre 2013 dal titolo “Io vengo dopo”, Giacomo Contri afferma che io vengo dopo non perché vieni prima tu, ma perché è il mio pensiero che mi precede come rappresentanza del mio corpo. Affermo che questa frase è un un bell’esempio dell’eredità di Freud.

Roberto Bertin Il mio intervento prova a sviluppare quello che è il rapporto tra il dott. Cavalli e Marianna all’interno dell’evoluzione che dalla fine 700 a inizio 800 è il paradigma medico scientifico applicato ai soggetti isterici. Flavia leggerà alcuni passi del libro.

Flavia Giacometti (lettura) “Ma che cos’è questo isterismo? Da che dipende, in quale parte dell’organismo ne risiede la causa prossima? Sarebbe fondata l’asserzione delle nostre donnicciuole che sempre ci ripetono niente essere più oscuro ai medici del mal di madre? Le cause più ordinarie, le più pronunciate dell’isterismo sono i patemi d’animo deprimenti, una vita molle sedentaria, un vitto farinaceo rilasciante, dalla malinconia dall’amore dai timori provengono gli infiniti strani malori che occupano tutto il dì le femmine e che si credono provenire dalla matrice mentre dal capo provengono sono vari principi del morbo ipocondriaco. In una parola l’ipocondria è una monomania e l’individuo fissa le sue idee ora allo stomaco, ora al cuore ora al cerebro e crede queste parti gravemente ammalata. L’isterismo è una nevrosi dell’apparato uterino e seggio diviene di normali sensazioni diffonde i suoi raggi d’alterate innervazioni a più luoghi” .

Roberto Bertin Il dott. Cavalli brancola nel buio e seconde me è interessante in questa prima fase del suo lavoro con Marianna egli non è alla ricerca di ipotesi esplicative di carattere organico o funzionale della scienza medica positivistica, successivamente arriva anche ad aggiungere a queste sue domande una tal sorta di spiegazione della malattia che si rifà in qualche modo ad una sorta di devianza morale.

Come giustamente ha detto il dott. Séry nel proseguo del racconto viene fuori questa complicità tra medico e paziente e dal capitolo II al capitolo VI il dott. Cavalli va alla ricerca delle più disparate cause anatomo-organiche della malattia ipotizzando queste strane comunicazioni biliari tra vescica e stomaco una cosa che comunque trasporta tutto il discorso scientifico del dott. Cavalli fuori dalle domande iniziali su cui si era esercitato e andiamo nella conclusione a pag.178 del discorso del dott. Cavalli , che il dott. Séry ha riportato in corsivo forse per dare un senso ancora più importante, quello che è la conclusione organico funzionale in questo modo la presunzione o la certezza della scienza medica di poter spiegare queste sindromi al di dentro di tutte una serie di componenti che sono soltanto fisiche organiche, scientiste.

Flavia Giacometti “Quelle cose che sembrano a prima giunta straordinarie si convertono bene spesso nei sintomi della più facile spiegazione quando invece di costituirli oggetto di una indifferente ammirazione si studiano nelle loro cause spregiudicatamente il meraviglioso spesso sparisce e le leggi dell’organismo vivo ricevono talvolta novella luce “.

Roberto Bertin Perchè a me preme questa conclusione? Perché la voglio riportare alla contemporaneità. Oggi il paradigma scientifico medico funzionale organico, ha tolto il valore espressivo, di quella che può essere la sintomatologia isterica, praticamente toglie la parola all’isterico riducendo il tutto a una serie di spiegazioni organico funzionali o al peggio psichiatriche come per esempio fa il manuale DSM. Praticamente distolgono la possibilità del recupero dei soggetti, delle loro imputabilità e del giudizio quindi di ricostruire in qual che modo una storia del loro disturbo.

Marina Bilotta Leggendo il libro ho avuto l’impressione precisa che fosse la vitalità di Marianna ha incontrare una ostilità sociale, proprio all’inizio viene descritta la sua vivacità ed allegria e la paura da parte della società: “Che cosa ne sarà di una bambina così”. La maggior parte delle coetanee arrivano al matrimonio senza neanche essere passate per l’adolescenza e Marianna l’ho vista così, non avere avuto neanche il tempo dell’adolescenza.
Tuttavia lei è una che valuta l’offerta, le offrono un matrimonio con un buon partito ma lei rifiuta, le offrono di emigrare ma lei vuole rimanere lì. Lei pensa, non viene detto per esempio se le viene offerto il convento se le viene minacciato il postribolo , inventa una sua soluzione prendendo la psicopatologia .
Il dottore è innamorato di Marianna nel senso che se ne lascia fascinare, innamorato fino a voyeur, addirittura direi sadico cioè dimostra un piacere nei salassi e negli interventi sul corpo di Marianna confortato dalla stessa che dice che soltanto questi possono sollevarla. Addirittura è talmente meticoloso nell’osservare il suo corpo che quasi potrebbe capitargli come lapsus di dimenticare gli occhiali vicino al suo letto ed ho osservato che è il dottore che abbandona, lasciando la cura al giovane Carlo Cavalli, e non Marianna e mi ha fatto pensare al dott. Breuer che ad un certo punto abbandona Anna O. Cioè l’isteria mette in crisi il medico inadeguato e riesce a mettere in crisi la medicina. L’osservazione che mi interessava di più è quella su questo prof. Ragazzoni che nel 1821, quindicesimo anno di malattia, si dice che avvia una cura metodica e razionale durante la quale egli ritiene che i fenomeni gutturali e facciali siano il puro effetto dell’immaginazione della fanciulla, cioè prende sul serio Marianna proprio per questa che lui chiama cura razionale e propone di sospendere i salassi.

Io ho visto questo prof. Ragazzoni come amico del pensiero di Marianna la proposta interessante ed innovativa di Ragazzoni era il dubbio che si trattasse dell’immaginazione cioè del pensiero della ragazza, ed è questo che il dott. Cavalli devia riproponendo i salassi, rimuove perché lui alla sua terapia era affezionato.

Questa novità dell’immaginazione sarà Carchot a riprendere con l’ipnosi e sarà da questa che partirà, utilizzata però in modo rivoluzionaria. Leggendo questa cronaca vera, che si rispecchia fra l’altro anche in alcuni romanzi, la scienza dell’ottocento debilita il paziente, con salassi, forzature sull’organismo che fanno mangiare per poi vomitare. La scienza dell’ottocento debilita il paziente per debilitare i sintomi.

Antonio Celentano Nella canzone citata, nel ritornello Giua dice “Comincio ora a capire che tu sei il corpo del reato confuso e complicato” allora qual’è il corpo del reato? Perché l’imputabilità comincia da lì.

Angela Cavelli Io non ho ancora capito se Cavalli pensava alla patologia di Marianna come ad un’isteria. L’altra cosa che volevo chiedere è questa: hai detto riprendendo Contri che non esiste trauma ma è il soggetto che prende la frase e si costruisce la patologia.

Gianpietro Séry Credo proprio di sì, io intendevo esattamente quello, mettendo insieme alcune affermazioni di Freud.

Intanto il tema della difesa, che è la difesa dall’offesa. Freud parte da una mancanza di giudizio: dice chiaramente che la nevrosi prende il posto di un giudizio non dato. Io ho messo in relazione questa mancanza di giudizio con ciò che dà a un qualcosa la dignità di trauma, cioè un avvenimento che, in quanto non giudicato, viene assunto dal soggetto facendolo diventare un trauma. Partirei proprio dalla mancanza di giudizio. Quanto all’altro, da parte sua, ci mette l’offesa nei confronti del pensiero.

E’ il Freud degli inizi, che negli “studi sull’isteria” fa questo passaggio (che a me colpisce molto): “Così il meccanismo che produce l’isteria da un lato corrisponde ad un atto di viltà morale e dall’altro risulta un congegno protettivo a disposizione dell’io, vi sono parecchi casi nei quali si deve ammettere la difesa contro l’incremento di eccitamento mediante la produzione di isteria è stata in quel momento la cosa più opportuna”.

Mi sono interrogato molto negli ultimi anni, quando a Milano raccontavamo i casi dei nostri pazienti, su che cosa intendesse correggerci Giacomo B. Contri e sono arrivato a questa conclusione, che non dico definitiva, ma che per il momento mi sta aiutando. E’ qualcosa che riguarda proprio l’amicizia per il pensiero, ovvero il riconoscimento che in quel momento quella difesa era una cosa opportuna, quella difesa lì ha una sua dignità. Amicizia del pensiero è l’opposto dell’innamoramento: se vogliamo l’atteggiamento di Cavalli è quello dell’innamoramento che si maschera, con tutte le forme con cui si maschera.

Vi racconto questo: io ho messo molto tempo a scrivere l’introduzione del libro perché quelle correzioni e suggerimenti di Giacomo B. Contri mi avevano spiazzato. In un primo tempo ero stato molto più ironico nei confronti di Marianna, fino al punto da risultare e da sentirmi poco amico del suo pensiero e ho voluto rivedere le cose un’altra volta per cercare di capire meglio quello che lei aveva fatto. Un po’ come per il paziente sul divano, quando ci si trova di fronte ad una patologia assolutamente devastante. Non solo. Freud parlando di medici come Cavalli dice (e qui rispondo a chi mi chiedeva della diagnosi di isteria): “Ci si accontentava di dire che la paziente è un’isterica per costituzione la quale sotto la pressione di eccitamenti intensi di qualsiasi natura fossero poteva sviluppare sintomi isterici”. Infatti il nostro dottore tratta i “traumi” come pressione di eccitamenti intensi.

Continua Freud: “Di fronte ai fenomeni isterici nei confronti dei quali è evidente che non sa più usare alcuno dei suoi strumenti di conoscenza poiché avendola pure diagnosticata non riesce poi a comprenderne il medico ridiventa un profano che manifesta spesso la sua impotenza nella forma di una profonda antipatia per l’isterica di cui è sempre più portato a disinteressarsi. Ora l’accusa di trasgredire le leggi della scienza, ora di essere come un’eretica nei confronti dell’oggettività, ora di essere capace di ogni malvagità, ora di essere una persona che esagera le cose, che inganna intenzionalmente, ora una persona che simula”. Qui Freud annota, ricordandosi di Anna O., che solo in alcuni casi la paziente isterica riesce ad accattivarsi così tanto la simpatia del medico da evitare questi giudizi.

“Ma nella maggior parte dei comuni pazienti – continua, cioè quelli che non riescono simpatici al medico – se ci fosse stata una diagnosi di grave affezione al cervello le cose non avrebbero potuto andare peggio dal punto di vista delle prospettive di un vero ed efficace aiuto medico”. Da qui il giudizio di Freud che lo psicoanalista sarebbe bene che fosse un curatore d’anime, il quale si potesse permettere di non essere ne medico ne prete.
Questa mi sembra una questione su cui si tratta di lavorare molto, come ci ha insegnato a fare Freud: perché qua si vede benissimo che lui stava parlando dell’amicizia del pensiero.

Marina Bilotta Io ho notato che Marianna ha una soddisfazione perché finalmente alla pari nel parlare al medico, è lei che parla al dottore quindi non è più casalinga ignorante, lei parla alla pari e le dà soddisfazione è l’unico appuntamento che si prende.

Gianpietro Séry Marianna comanda il medico.
Una cosa che faceva recentemente Giacomo B. Contri: da cosa si capisce che una persona è guarita? Non dal fatto che i sintomi non ci siano più, quanto dal fatto che ci sia un pensiero nuovo.
Sarebbe da maledire uno psicoanalista i cui pazienti dicessero “sto bene perché mi sono passati i sintomi”: significherebbe aver fatto passare quella persona dalla nevrosi alla perversione.

Testo non rivisto dagli autori

 

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