Psicoanalisi ed economia

 

PER UN NUOVO DISCORSO ECONOMICO: CAPITALISMO E SOGGETTO

Nell’attuale pressoché ir-reversibile deriva dello stretto legame, che unisce economia e soggetto in una società (pseudo) civile, dove l’economia è ridotta ad accumulo/dissipazione a favore di pochi e il soggetto ridotto a “merce economica” ad oggetto, che consuma e viene consumato da una economia, che non riconosce il soggetto come “capitale” anzi, lavora in modo perverso, a far-si che il soggetto sia impossibilitato a riconoscersi come “capitale/ricchezza”, la psicoanalisi praticata e agita nel L.F.L.P. di Torino, propone e tenta di fare agire una diversa e reale idea di economia e di soggetto mosso da una diversa realtà di economia. “Non c’è una economia psichica distinta dall’economia di mercato. All’interno di un rapporto normale, ossia definito dalla norma di soddisfazione, uno scambio commerciale … può essere l’occasione di ulteriore soddisfazione …” (G. Gramaglia). Cioè il soggetto vive economicamente nella possibilità reale della il-limitatezza delle risorse dell’universo circa la sua possibile soddisfazione (attenzione: ciò non significa che le risorse dell’universo siano infinite e dissipabili: ma che un soggetto consapevole tratta “tutte” le risorse come compatibili con la sua soddisfazione, che non è un dissipatorio consumo di oggetti) allora, la penuria delle risorse materiali per l’umanità che è diventato un elemento comune delle storiche dottrine economico-politiche mondiali, è un errore perché riduce le “risorse” a semplici oggetti da consumare, mentre il pensiero psicoanalitico le considera “elementi da far fruttare/trasformare in soddisfazione”, attraverso un lavorio, che ha ben presente la limitatezza/contingenza oggettuale di ogni risorsa e mette in atto strategie per rinnovarle (green economy e psicoanalisi possono fruttuosamente lavorare insieme). Altro punto fondamentale: “Nelle dottrine economiche, l’equilibrio non sembra avere molto a che fare con l’equità (oggi, la forbice della disuguaglianza economica-finanziaria sociale è sempre più larga), ma piuttosto … con la penuria e in effetti non c’è maggior equilibrio che nella miseria” (G. Gramaglia) ciò significa che in economia, quella del soggetto, ma anche in quella sociale, l’equilibrio è sinonimo di penuria/malattia/catatonia/rinuncia totale alla relazione fruttuosa. In quella sociale significa mancanza di investimento a lavorare/costituire dei “beni comuni” che determinino reti di vantaggi/guadagni per tutti (vedi la battaglia contemporanea per investire in “bene comuni” come l’acqua, l’energia, la cultura). Allora, solo in una economia del soggetto e anche sociale c’è guadagno se è squilibrio verso l’universo e i suoi talenti e verso l’altro e i suoi talenti: “guadagno … è la competenza del soggetto a disporre della ricchezza dell’universo, fonte di eccitamento e beneficio” (G. Gramaglia) ciò significa che è solo all’interno di un lavorio/relazione con Au e A/altro è possibile il guadagno, attraverso il mandare a soddisfazione i talenti di Au e A che ci eccitano e ci ri-mandano soddisfazione in partnership. Allora proprio per sgomberare ogni dubbio circa il pensiero del L.F.L.P. e l’economia/capitale del soggetto e sociale, provo a redigere un breve elenco di tesi fondamentali che il pensiero psicoanalitico imbastisce con l’economia e il capitale, per tentare di rendere più chiaro, che nulla di questo pensare ha a che fare con la storia del capitalismo sfruttatore/dissipatore del ‘900 fino a oggi e men che meno, con il capitalismo finanziario/astratto di oggi, che sta distruggendo l’atto stesso del lavoro/lavorio fruttuoso.
Le “tesi” sono le seguenti:
A) al centro del “capitale di S” c’è il lavorio con A: non c’è pre-destinazione alla ricchezza assoluta, non c’è sfruttamento del lavoro di A, non c’è disuguaglianza di talenti/ricchezze ontologicamente data.
B) La povertà o, al contrario, la ricchezza di S si determina, è atto attraverso il lavorio di S verso Au e attraverso il mandare a soddisfazione i talenti di A in partnership.
C) Sugli “squilibri” di S verso A si determina il giudizio e il vantaggio economico di S: “Mi conviene oppure non mi conviene”
Ma:
non come accumulo/fissazione su O/oggetto, che resta sempre contingente ed effimero nel suo determinare il moto a soddisfazione di S.
D) Resta in S “memoria/capitale” della soddisfazione ottenuta che è finita: dove accettare la fine della propria soddisfazione è fare propria la pulsione di morte come finitudine soddisfatta e soddisfacente di S.
E) Il capitale è eredità del padre per il figlio: come disposizione dei proprio talenti per la soddisfazione: come non-obiezione al rapporto fruttuoso con A nella realtà
Quindi:
– non godimento dissipato e fissato in un simbolico che distorce e patologizza il reale, né in un collettivo/massimizzato come: “club privé” o “bene assoluto” a cui educare ed educarsi: non c’è un capitale simbolico da scambiare se non come ritorno al reale (cioè il “parla come mangi con …”). Per maggior chiarezza: il capitale simbolico/perverso assomiglia molto alle pratiche capitalistico-contemporanee di accumulo/finanzia-rizzazione del capitale/lavoro, che annulla il lavoro reale.
F) Il S che ha elaborato e lavorato il proprio “capitale di S” non lo utilizza per pervertire/sfruttare A/altro (come ulteriore accumulo di “un di più del godere”) ma lo utilizza, lo investe per “squilibrarsi” al lavorio sui talenti di A, per la soddisfazione in partnership.
G) Il potere del “capitale del soggetto” che non è potere di sottomissione e sfruttamento di A, come avviene nel capitalismo che storicamente conosciamo, ma anche nel potere economico/patologico in moltissime relazioni umane, sta, invece nell’offerta di un A competente e di un S capace a rifare memoria della soddisfazione a partire dall’atto dell’incontro. E’ l’agire di ogni S che conferisce potere all’altro e solo se questo conferire è reciproco la relazione sarà un lavorio soddisfacente per tutti e due. “E’ come dire: l’altro ne ha facoltà” (G. Gramaglia) cioè un A che ha facoltà di mandare a soddisfazione i talenti di S. Questo è il potere sano e fruttuoso del capitale che si conferiscono reciprocamente S ed A: nulla a che fare con lo sfruttamento e/o la sottomissione: in questo caso siamo nel rapporto e nell’economia patologici. Invece il vero potere è dare soddisfazione.
*Mi fermo qui: mi pare di avere esplicitato con queste sette tesi sul rapporto tra soggetto ed economia del capitale, della ricchezza e non della penuria, un pensiero sicuramente poco consueto nel pensare stereotipato e patologico che domina i rapporti tra gli individui e l’economia. Qui, in L.F.L.P. di Torino, siamo convinti che valga la pena portare nel sociale questo pensiero, nella prospettiva di una profonda modifica relazionale di ogni soggetto per una diversa società ed economia delle risorse e dei rapporti per ognuno.

* LEGENDA:

S: soggetto
A: altro
Au: universo delle relazioni e risorse

BIBLIOGRAFIA

– G. Gramaglia – Rubrica di psicologia della vita quotidiana . L.F.L.P.

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