Un nuovo “lavoro” per deostruire il disagio sociale: sviluppare nella realtà la relazione psicoanalitica

– Pre-fazione –
Cos’è un programma di applicazione in campo sociale della relazione psicanalitica?
Sostenere un programma del S come recupero della N.S. del proprio desiderio, per decostruire l’obiezione che l’istituzione dell’oggetto fa alla relazione con A come partnership: dove sono i talenti di A sui quali lavorare che fanno il bene reciproco.

Lavorare perché ritorni la competenza del S al pensiero attraverso tre azioni:
a) recupero della responsabilità di S al proprio sintomo/disagio
b) aprire in S una interrogazione sulla causa del proprio disagio come obiezione al desiderio/rapporto
c) portare in S e in Au il modello della relazione psicoan. Il lavoro di A sui talenti di S che va a soddisf. reciproca: il “bene” non si fa, si riceve: il rapp. soddisf. produce “frutto”
Nel disagio individuale e sociale contemporaneo “l’istituzione dell’oggetto” (G. Contri) nelle sue sempre più complesse articolazioni del “discorso del capitalista” (J. Lacan) spingono il soggetto con assillante e compulsiva richiesta ad un consumo parossistico di oggetti/gadget, sostenuto anche da una scienza da un pensiero scientifico contemporaneo, che promuove un sapere assolutamente specialistico/efficientista negato al soggetto e totalmente espropriante delle sue competenze. Il soggetto viene così relegato in una posizione di obiezione al rapporto a soddisfazione facendone un complice passivo ed assuefatto a tutta una serie di idealizzazioni/identitarie-sociali e massive che hanno liquidato ogni possibilità di realizzare un “noi sociale” capace di critica/opposizione ad un regime superegoico del consumo e del godimento oggettuale senza desiderio/rapporto.

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Occorre riprendere dal principio, l’atto dell’autorizzazione del soggetto, come proprietà tipica della norma soggettiva: non per volontà del legislatore, ma perché non esiste diversa possibilità giuridica, salvo la fine del diritto (che pian, piano sta accadendo in una società che si dice democratica e liberale). Solo all’interno dell’autorizzarsi da sé, il soggetto riprende competenza dei suoi atti e non potrà più abbandonare le posizioni alternate di S e di A in cui si è ri-trovato. Avremo finalmente, un vero “soggetto laico” cioè capace e responsabile della propria norma di pensiero come fondamento del rapporto con A altri. Così, possiamo affrontare il primo aspetto sociale del “lavoro sul disagio”: il recupero da parte di S della propria responsabilità riguardo al proprio sintomo/disagio: non c’è qualcuno/altro come responsabile/curatore a cui delegare “oggettivamente” (vedi farmaci, psicoterapie, ecc) il proprio malessere. In questa situazione il lavoro del soggetto sarà quello di decostruire una delle illusioni peggiori e più invalidanti per il soggetto di oggi. Quella dell’identità: quell’illusorio involucro di certezze che fa da continua struttura oggettuale all’obiezione al rapporto con A: quindi alla negazione del proprio beneficio, barattata con illusori oggetti identitari di godimento. Prima conclusione: se il soggetto recupera la propria competenza di pensiero sarà capace di una “domanda di rapporto” anche in situazione di disagio.

Infatti, c’è beneficio per un soggetto se si pone come soggetto di beneficio, cioè quando i suoi beni sono “talenti” di investimento da parte di un altro. L’universo è così la possibilità di tutti i beni/benefici costruiti dal soggetto. Nessuna identità/oggetto preventiva è fonte anticipabile di soddisfazione, nessuna tecnica, nessuna classificazione: bisogna porsi in ordine circa l’edificabilità con altri di questo beneficio: solo nel reale, non certo in qualsivoglia dimensione del simbolico: il desiderio di S torna a farsi reale come “qualcosa di bene” che non si possiede.

Seconda conclusione: circa la decostruzione del proprio disagio, ogni S può lavorare al proprio beneficio, che decostruisce la sofferenza, ponendosi come beneficio al talento di A altri in partnership. Azioni possibili nel sociale sono: lavorare alla decostruzione di identità di gruppo, attraverso la valorizzazione di competenze reali dei S di quel gruppo, che possono essere soddisfazione attraverso il lavoro di altri (vedi progetto: “lingue in salsa” del L.F.L.P.)

La seconda tappa, che ci troviamo ad affrontare, rispetto alla nostra proposta politico-sociale delle relazione psicoanalitica è quella di un S, che a questo punto, forse è in grado di interrogarsi sul suo disagio, come obiezione al desiderio e quindi del moto del corpo a rapporto. Non certamente un interrogarsi di tipo salutistico, ma il chiedersi come il proprio desiderio possa trovare forme di “pubblicazione” nell’universo perché l’interrogarsi sul desiderio possa essere “fruttuoso” occorre tornare a quel concetto centrale della possibilità al rapporto che è la castrazione. Sostanzialmente occorre ri-prodursi la “propria norma” “rifarsi l’inconscio” (G. Gramaglia) cioè non avere pensieri sistemati e/o omessi che facciano obiezione al parlare, al muoversi del desiderio. Si opera così in S per costruire la condizione di un suo possibile guadagno dato dall’apporto dell’altro in ordine al proprio fine. Dove, appunto, il guadagno proprio non meno che dell’altro è la possibilità di andare a soddisfazione con l’intera realtà sociale e naturale, senza limite quantitativo alto o basso che sia: l’unico criterio di valutazione, essendo il beneficio ricevuto. Il S verificherà quindi che nella sua vita psichica non esiste l’ordine della necessità, ma quello del guadagno.

Terza conclusione: attraverso il rapporto a soddisfazione il S farà proprio beneficio attraverso il suo pubblicarsi con l’universo delle possibilità di soddisfazione, l’interrogazione sulla origine del suo disagio, diventerà lavoro quotidiano di soluzione attraverso atti reali (non teorie presupposte) che portano ad appuntamenti con altri fruttuosi.

L’ultima tappa di sviluppo del nostro modello di relazione sociale psicoanalitica è quella del S& S& S& S … in fruttuoso rapporto di partnership. Finalmente siamo davanti alla possibilità reale di un “noi” non più gruppo identificato/massivo fonte e produttore di disagio, ma a soggetti capaci di moto del corpo a soddisfazione, dove il bene non si fa, ma si riceve. Dove è il lavoro di A sui talenti di S che produce il frutto della soddisfazione. Siamo di fronte al farsi atto del lavoro di partnership, dove partner è: “colui che mi aiuta ad andare a meta … attraverso degli scambi … il partner mi sorregge nel metterci del mio per pubblicarmi …” (G. Gramaglia) ed ecco, inoltre, la possibilità dell’attuarsi di un “noi” sano: perché il partner non è mai unico, né per sempre, ma è uno per volta per ciascuno in un determinato tempo: un “noi” senza vincoli patologico-identificativi-presupposti, ma capace di scambiar-si ricchezza relazionale. Fondamentale sarà, in questo noi, la responsabilità di ogni S verso il proprio desiderio e verso l’autorizzarsi al moto a soddisfazione, non più delegato ad alcuna autorità pseudo-competente. La democrazia sociale e di base fa così un elevato salto di qualità: non c’è più nessuna dimensione simbolico-presupposta a determinarla (come purtroppo ancora “crede” molta sinistra radicale: vedi libri “le passioni della crisi” – Manifesto libri) ma soltanto gli atti dei S che determinano la qualità relazione del loro rapporto.

Conclusione finale: siamo passati da un soggetto prima responsabile del suo disagio, poi consapevole della sua origine come obiezione al rapporto, poi ad un S che lavoro in partnership a far fruttare i talenti di un altro, nella consapevolezza del suo autorizzarsi al moto di soddisfazione, pubblicandosi, cioè senza sistematizzazione (obiezione dei pensieri fruttuosi) siamo arrivati così ad un “noi” sociale profondamente diverso dai “club privè” esistenti fissati patologicamente su base identificativa/rivendicativa di diritti che fanno sempre obiezione al rapporto. Siamo davanti alla possibilità reale di un “noi” aperto al lavoro per una democrazia e una profonda revisione della patologia economico-culturale che il “discorso del capitalista” ha prodotto. Il tempo perché questo “noi” possa crescere e svilupparsi dipende da quanti soggetti saranno prima in grado di fare propria la proposta politico-culturale di pensiero, che per conto del L.F.L.P di Torino ho qui esposto. Il laboratorio è pronto con le sue iniziative ad offrire spazio, pensiero, possibilità perché questo “lavoro” soggettivo e sociale possa svilupparsi fin da subito.

BIBLIOGRAFIA

– G. Gramaglia – Rubrica di psicologia della vita quotidiana – L.F.L.P
– R. Bertin – Dal disordine pensieri anche in poesia e – Scritti corsari – L.F.L.P.
– M. Recalcati – L’uomo senza inconscio – Cortina
– G. Contri – Istituzioni del pensiero – Sic edizioni

 

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