Economia

Perché la parola economia andrebbe scollegata dal denaro e dalla finanza e ricollegata al significato più autentico di risorsa del pensiero.

di Giancarlo Gramaglia

Quando si parla di economia solitamente, in questa cultura, si pensa ad un concetto che è strettamente collegato con gli aspetti finanziari ed al denaro.
Nel linguaggio viene comunemente usato “economicamente non ce la faccio” oppure “quel tale economicamente sta bene” per indicare che possiede dei soldi.
In questo modo si confonde e mal si utilizza il termine economico per indicare l’aspetto finanziario. Nei fatti le due espressioni sono ampiamente distanti.
Con economia intendo indicare la risorsa che molto spesso non è collegata al denaro e nemmeno alla finanza. Parlo di ricchezza e di capacità dell’uomo e del bambino che sono doti e competenze, talenti che con la finanza sono parecchio distanti.

Veniamo a Freud, egli ci insegna -e scrive per tutta la vita- che uno dei tre aspetti fondanti dell’uomo -li chiama anche spesso punti di vista- è quello economico, gli altri due sono il dinamico ed il topico. “Propongo che se riusciamo a descrivere un processo psichico nei suoi rapporti dinamici, topici ed economici la nostra esposizione venga chiamata Metapsicologia” (1915) pag 65, vol 8 OSF.

L’homo oeconomicus di Freud è l’uomo pulsionale, ma è evidente, che quando parliamo di pulsione, se non ammettiamo la precedenza logica, dell’instaurarsi del principio di piacere come principio di giudizio, non c’è né eccitazione, né spinta, né moto, né meta di soddisfazione.
La stessa instaurazione della pulsione implica un tempo logico in cui il principio di piacere precede, e questa non è una precisazione astratta, tanto per amore di sistema o al modo della vecchia scolastica: occorre esserci, incontrarsi, se non c’é un altro il lattante muore!
L’incontro è l’unico modo di produzione di ricchezza capace di costituire e di essere principio costituzionale di un regime di rapporti, che sia insieme economico e giuridico.
Va dunque riqualificato il significato e il contenuto della parola ricchezza, poiché il suo ridimensionamento linguistico è uno dei punti deboli che rende legittimo parlare di miseria dell’economia.

E’ come dire che i soldi sono di per sé ricchezza: è solo se sono capace di utilizzare il denaro nell’ordine di un appuntamento di lavoro che ci sarà ricchezza. Cioè è solo muovendosi nella modalità economica, topica e dinamica che si produce ricchezza. Per questo nel mondo c’è enormità di miseria.
Se di economia si tratta, allora è di investimento.
Come faccio a capire se un investimento è sbagliato, devo aspettare l’esito finale? Devo cioè attendere che l’investimento abbia prodotto un frutto, oppure c’è un modo per individuare l’economia di investimento come beneficio step by step?
La mia risposta è che c’è un modo per cui anche se l’investimento si rivela con un’inattesa perdita, non è tale, è comunque un guadagno, perché permette di imparare dall’errore.
E’ solo se sappiamo spostarci, se s’impara dall’errore che non c’è mai perdita.
La rinuncia è la perdita, ma il buttarsi non basta, non basta il credere, occorre capire dove si è sbagliato e pubblicarlo, riconoscerlo.

I primi economisti sono gli imprenditori ed a nessun imprenditore viene imposta la legge di aver studiato in una facoltà e di aver preso la laurea.
Lo stesso vale per i politici i quali, almeno un po’, fanno anch’essi andare il mondo, o almeno così credono (è una vecchissima storia).
Un importante giornale italiano anzitutto economico si intitola, opportunamente, Il Sole-24 Ore: diversi anni fa, G.B.Contri ha sostenuto che l’uomo è una 48 ore ambulante, un operatore economico che però ignora di esserlo e che in questa ignoranza è un operatore dis-economico.
Non penso che al potere economico l’ignoranza porti profitto.
Occorrerà proseguire parlando del concetto di diritto.

 

30 marzo 2016

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