Invidia e mancanza: la patologia perversa dello scacco a se stessi nel sociale

Ripartire ancora (come compulsava ripetizione perversa) dalla mancanza, che si fa teoria del fallimento, non un “andare a rotoli” da cui, comunque trarre un guadagno per un prossimo atto, ma spostare, meglio ancora sistematizzare, la realtà  della mancanza nel vuoto astratto della teoria della “mancanza” per poi osservare, che qualcun altro si muove, perché i propri talenti possano essere eccitati, quindi trasformare mancanza in invidia: una azione del togliere anche agli altri il movimento a soddisfazione: la perversione da individuale a sociale.

II

Mai come nel caso di mancanza che si fa astrazione perversa e invidia è possibile osservare la “filosofia della miseria” in azione: “il desiderio che nessuno desideri” (G. Gramaglia) si fa legge imperiosa fino a diventare programma sociale, che si giustificherebbe, in modo ingannevole, nella “penuria universale” di risorse, altra teoria perversa che si appoggia all’oggettualità  consumistica delle risorse, mentre l’ogn’uno come risorsa di ogni soggetto non è neppure presa in considerazione. Molto nettamente la perversione invidiosa punta a dissolvere e negare la vita psichica come vita giuridica. Cioè la reale vita dell’appuntamento e della obbligazione, che genera soddisfazione. L’individuo diventato perverso fa del mancato appuntamento ulteriore teoria: quella che “l’appuntamento è impossibile”, ossia non c’è più niente da fare, ossia non c’è risoluzione. Successivamente dal S perverso prendono il via le “visioni del mondo” perverse in questo caso, possiamo parlare delle “filosofie dell’ignoto” dove il nulla di ogni relazione, con conseguenza definitiva rispetto al soggetto: nell’ignoto, nel nulla della relazione il soggetto non è più imputabile

III

Dalla situazione soggettiva vediamo ora alcune conseguenze nel sociale che viene pervertito: nel sociale l’invidioso è riscontrabile in tutte quelle forme di “ammasso” che esigono libertà  di pensiero e rivendicano diritti che non sono mai generatori di obbligazione/soddisfazione. Sono la costituzione di tanti “particolari” club privè costituiti da S pervertiti ideal-identificati su un leader, ma soprattutto su una idea astratta che funziona da leader, e da direttiva assoluto-normativa. L’obiettivo perverso-astratto di questa normativa-leaderistica è l’acquisizione di una “mancanza” per i S sociali all’ammasso, e di qui l’aspetto della rivendicazione nel sociale, ma nello stesso tempo è togliere anche qualcosa che hanno altri, ad esempio come capacità  di obbligazione. Sostanzialmente eliminare le differenze fra gli individui come talento-ricchezza, per ridurre tutto il sociale a quella normativa astratta perversa che li guida. Quindi riduzione del sociale a “pensiero unicizzato” che si nasconde perversamente dietro una pseudo-differenza che è sempre rifiuto/non soluzione del rapporto. La situazione sociale italiana, in particolare, è intrisa dell’egemonia di questi “particolari” che negli ultimi anni hanno determinato in senso di blocco, distacco la situazione politico-sociale-culturale del nostro paese: mai si è riusciti a muoversi politicamente verso “soluzioni generali” che superassero i vari particolarismi italiani: la conseguenza è la non-libertà  del pensiero e il determinarsi di una sempre più accresciuta angoscia dell’ignoto, cioè della paura, della non obbligazione verso l’altro, responsabile degli accresciuti fenomeni razzisti e xenofobi in Italia.

IV

Conclusioni possibili: dai “particolarismi” in Italia e in ogni luogo ci si può liberare in un solo modo: ri-costituendo l’imputabilità  di ogni soggetto, che la perversa patologia dello scacco ha tentato di cancellare: non può più valere: “io sono così, questo è un mio diritto”: il lavoro da sviluppare e far fruttare è quello del principio di piacere di ogni S, quello che genera obbligazione e quindi soddisfazione nel rapporto. Un lavoro non fissate sull’oggetto/teoria, che perversamente fa della non-soluzione del rapporto uno pseudo-diritto, ma un lavoro che va ben oltre la mancanza(invidia e trasforma le differenze in intrigante possibilità  di soddisfazione. L’astratta teoria perversa dell’ignoto evapora nel rapporto fra due individui quando della differenza si fa una possibilità , un talento in più per la soddisfazione che nel sociale determina soggetti non più “ammassati” intorno ad una ideale-normativa difensiva, quando la libertà  del pensiero fa esperienza di in-finite reti relazionali in appuntamento e ne determina il “mi-va” con in-finiti soggetti possibili che si pubblicano. Così, si recupera pienamente una vita giuridica di soggetti in relazione soddisfacente e si smaschera e si imputa una vita relazionale perversa di “falsi diritti” escludenti dall’universo delle soddisfazioni.

L’evaporazione individuale e sociale nella mancanza/invidia e dei suoi “particolari” ha davanti questo bivio: “libertà  di pensiero” e della sue esclusioni sociali, oppure il recupero della libertà  del pensiero/principio di piacere nel movimento in-finito possibile verso gli eccitanti talenti di in-finiti altri, sempre diversi.

BIBLIOGRAFIA

– G. Gramaglia – Rubrica di psicologia di vita quotidiana – L.F.L.P

– M. D. Contri: – Il fallimento: testo introduttivo – Seminario “Studium” 2011

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