La processione al bivio. Parte seconda. L’invito a nozze

Quell’anno ricorreva l’anniversario delle nozze (d’argento, di diamante? Non avrebbe saputo rispondere) di una sua zia, sorella di sua madre, che abitava nel sud del paese.
Giulio era stato invitato alla festa, che si stava organizzando, radunando i diversi parenti sparsi nelle varie regioni.
Da quanto aveva inteso l’invito gli si era stato presentato come ineludibile, “non puoi non esserci”, forse il termine invito non era il più appropriato. Per dare seguito a ciò avrebbe dovuto sospendere temporaneamente le sue vacanze in montagna, ma il punto non era questo. Il punto era togliersi da una serie di tradizioni che pesavano sulla sua storia, tradizioni da tradurre con: obblighi. Presto avrebbe dovuto fare una scelta.
Una consistente parte della giornata di Giulio era dedicata alle camminate per i sentieri della valle. Pur essendo nato a pochi chilometri dal mare, preferiva di gran lunga stare in montagna e camminare era oltre che confacente al suo fisico, stimolante per i suoi ragionamenti, gli pareva che il moto delle gambe mettesse anche in circolazione il pensiero, infatti passeggiando trovava soluzioni, ragionava e si raccontava le considerazioni sugli eventi del suo aggirarsi nel mondo.
L’aria frizzante ed il paesaggio in continuo mutamento favorivano lo sciogliersi delle considerazioni sull’esistente, su ciò che lo circondava e su cui pensava di poter intervenire.

* erauninterventistasalvatore, unvolontariodella buonavolontà*

Ricordava che da ragazzo camminava per la città dove abitava per lunghi tratti, pomeriggi interi passati ad attraversare zone e vie e viali che non conosceva; era incantato da un mondo da esplorare, e poi queste sue lunghe escursioni lo portavano fuori di casa, dove non si trovava a suo agio.
L’atmosfera in casa era resa pesante da quel timore della legge incarnata da suo padre che, dall’alto della sua perfezione, ordinava ed imponeva la sua volontà su tutti.
Non era consentito obiettare né scherzare altrimenti che lui non lo volesse e soprattutto a tavola era assolutamente vietato ridere o fare lo spiritoso.
La sua tendenza era quella di essere scherzoso-Il suo rapporto con il cibo divenne così la causa della sua obiezione a quel rapporto difficile da gestire e in seguito questa sua difficoltà si consolidò in tutti quei rapporti di dipendenza. incominciò a mangiare poco, a diventare più gracile, di salute cagionevole ed ad accentuare la zoppia.

*qualcuno doveva pur pagare*

La possibilità di modificare se non il mondo, almeno quella parte in cui entrava in contatto era uno degli scopi e ragione sufficiente della sua vita: rendere il mondo un po’ migliore di come lo aveva trovato.
Questa affermazione l’ aveva maturata anche entrando in contatto da adulto con lo scoutismo di cui aveva abbracciato per un paio di decenni l’impegno profuso nel diffonderne le idee ed inserendosi, dopo un iter formativo, a farne parte, ad agire come educatore.
Gli sembrò che quel progetto educativo e di volontariato fosse veramente quello che stava cercando da tempo, perché abbinava una certa praticità e manualità operativa ad uno stile di vita cosciente della responsabilità individuale di applicazione di ideali che approvava. La lealtà e l’onore della sua parola era una virtù che apprezzava e che praticava con un rigore preciso ed assoluto:

*se sei Baggio non puoi sbagliare il rigore decisivo nella partita dei mondiali*

Il guaio era che c’era sempre un fantasma di Baggio per le varie evenienze che si approssimava nell’orizzonte oscuro e che veniva ad illuminare con la sua luce radiosa l’incertezza. certamente non solo per le questioni sportive: non puoi sbagliare! Ma né ti puoi permettere di essere il campione assoluto.
Ripensò alle raffigurazioni degli eroi romani presenti nei corridoi della scuola elementare che aveva frequentato: “Michele Lessona”, classi femminili sopra un portone e classi maschili sopra un altro incise a grossi caratteri in una targa di marmo nello stile aulico romano antico, l’edificio appariva imponente agli occhi del piccolo Giulio- gli venne in mente che anche suo padre si chiamava Michele.
Quelle rappresentazioni in bianco e nero raffiguravano i personaggi valorosi della storia romana, ricordava: Attilio Regolo che per tenere fede alla parola data ritornò dal nemico e dal quale fu messo e fatto rotolare in una botte irta di chiodi, Muzio Scevola che punì la sua mano, bruciandola, perché aveva sbagliato persona nell’intento di uccidere il re nemico Porsenna, Cornelia, madre dei Gracchi che rifiutava le ricchezze ostentando i figli e qualificandoli come i suoi gioielli.
Quei personaggi si stagliavano nella sua mente, nel suo paterno-io-ideale e decise di voler essere eroe anche lui, per riscattare la sua pochezza. per il momento gli sembrò una via di uscita agevole e che apparentemente costava poco. Quegli eroi erano così abbacinanti, erano tutti tagliati come il diamante, perfetti ed inestimabili, nessuna crepa o cedimento.
Poi successivamente applicò a questo pensiero la razionalità e formulò che la questione degli ideali era un fatto rilevante e che credeva costitutivo, inerente l’uomo. L’uomo era tale proprio in virtù degli ideali, c’erano stati molti che a questi ideali avevano sacrificato la propria vita e se non ne erano morti ne avevano patito per poterli portare avanti. e la riconoscenza diffusa che si faceva con i libri, l’educazione ecc. immaginò che un giorno sarebbe toccata anche a lui come gratitudine per una scoperta, un romanzo .
Piano, piano giorno dopo giorno ma puntualmente provò a sostituire a quell’idea della mancanza, del suo essere carente, un credo, una fascinazione per l’ideale che si costituiva come eccellenza astratta ed irraggiungibile e proprio per questo desiderabile.
Incominciò così a considerare ed a accogliere le idee che davano senso al vivere e che venivano condensate nella parola “anima”; si volse quindi al cristianesimo, alla poesia, alla musica.
Giulio pensava molto, trovava che fosse un’attività così piacevole e carezzosa. Si trovava molto bene con sé stesso. Per la verità non sapeva se anche agli altri succedesse questo. Quante cose non sapeva degli altri, e soprattutto non lo aveva mai chiesto a nessuno, sia questa specifica domanda che un sacco di altre che avrebbe voluto formulare continuamente cercava di porsi nella situazione del rapporto e di individuare, a seconda dei discorsi che poteva o immaginava che potessero presentarsi, di avere delle risposte pronte, efficaci che lo togliessero da un eventuale imbarazzo di sudditanza rispetto alla competenza o all’importanza dell’altro.

*come si può ammettere di non aver capito ?*

Pensare è un’attività legata alla parola, diversamente non sarebbe possibile affermare dei concetti e riprendendoli trovare soluzioni, correggere imprecisioni.
Parlando con sé stesso non faceva altro che raccontarsi che mettere in ordine il susseguirsi delle considerazioni per gli avvenimenti in corso o per quelli passati attinenti alla sua storia.
Ciascuno non fa che narrarsi continuamente, rispolverando gli abiti riadattati dei concetti altrui.
Rimestare nei pensieri trovando continuità o differenze o semplici variazioni era il passatempo più gradevole del mondo, si trattava instancabilmente e lievemente di porre le proprie condizioni di esistenza al mondo, si trattava di giudizi ed era piacevole: considerare i panorami, gli incontri, le frasi strampalate, il parlare, gli ossi di seppia, le ricerche, Denise, i tagli di fontane, un allegro con fuoco, il tenero sorriso di Sveva, un bourrèe di Bach, un curioso incontro, le giornate di pioggia.
Tutto si assiepava nella sua mente come i numeri della serie di Fibonacci: 1-1-2-3-5-8-13-21-34-55-89, dove i numeri su susseguono aumentando in maniera progressiva, ma la cosa notevole è che ogni numero risulta dalla somma dei due che lo precedono, la sua storia non poteva fare a meno di ciò che era accaduto.

*La processione dei pensieri era ancora legata alla prevista legge fisica*

La certezza di essere uno e la competenza del suo sapere, su questo fondava la presunta volontà di emergere, che ricalcava in qualche modo quella degli eroi romani visti a scuola, di guadagnarsi un posto al sole, ma di lì in poi non si addentrò più in là.
L’ostacolo da superare poteva essere un semplice gradino, che non si trattava di salire, ma di scendere, l’insidia che si celava al suo pensiero era proprio questa.
Si era proposto di andare sempre avanti per far vedere che quel bambino che non riusciva, a differenza degli altri, a saltare l’asticella del salto in alto che quasi tutti riuscivano a saltare, c’è l’avrebbe infine fatta.

*qual’è la giusta misura?*

Il proponimento di migliorare la sua carriera professionale, di raggiungere le mete prefissate, solidità economica: interesse ma anche cultura, sapere, amore, capacità.
Affetti ed interessi viaggiavano separati, come i separati in casa, pensiero e benessere viaggiavano ancora su due binari paralleli: l’amore senza interessi materiali.

*l’amore non può che essere interessante*

I due binari paralleli viaggiavano divisi e solo qua e là erano collegati dalle traversine tramite un piccolo contatto e più il treno viaggiava velocemente, meno si sentiva l’incidenza delle traversine.
Il treno gli piaceva e così il viaggio e la velocità con cui scorrevano i paesaggi cadenzati dal susseguirsi preciso dei pali dell’alta tensione, il dondolio ritmico generato dallo scorrere sui binari, questo intromettersi fugace nella storia degli altri stando comodamente seduto al coperto, mentre fuori pioveva a dirotto e si potevano osservare: le persone che stavano lì ad arare i campi, a raccogliere l’acqua per l’irrigazione, a zappare l’orto ricavato a ridosso della ferrovia, le facce degli automobilisti fermi ai passaggi a livello, finalmente rincuorati dal passaggio del treno, lo sbadiglio scomposto davanti ad una finestra colto di sorpresa alle prime ore dell’alba, i bambini con i loro zaini colmi di libri nell’andare a scuola o quelli che giocavano a prendersi nei parchi, le nuvole che nelle loro forme si rincorrevano e si fondevano. Tutto sfrecciava e a malapena si riusciva a considerare.
Scorreva ai suoi occhi tutto il mondo colto di sorpresa senza saperne le conclusioni; era come vedere tanti spezzoni di film diversi uno dietro l’altro senza conoscerne le trame e le conseguenze delle storie.
Avrebbe ottenuto lo stesso effetto appunto tagliando spezzoni di film diversi e poi provare a montarli ed a proiettarli ad un improbabile pubblico.
Eppure tutto continuava, tutto fluiva come la sua vita che era un susseguirsi di avvenimenti di cui per lo più non ricordava lo svolgersi o come si erano conclusi certi fatti. Ad esempio ricordava nitidamente che da bambino gli piaceva guardare dalla finestra la pioggia che cadendo sul selciato della via formava dei calici d’acqua, ma cosa seguiva questo pensiero? Che risvolti aveva avuto? Ricordava che a sua madre in un piccolo incidente domestico gli si erano bruciati un po’ di capelli e lui si era spaventato, ma cosa era seguito quali erano state le conseguenze nel suo fantasticare, non ne era a conoscenza. Nemmeno sapeva dire che cosa era stato importante, che cosa ne era seguito.

*semplicemente nell’uomo non si verifica la legge di causa ed effetto*

Il treno procedeva con sicurezza e con la forza della strada sicura, solo ogni tanto si concedevano ai binari la deviazione. Suo nonno paterno, che si chiamava Giulio come lui, aveva lavorato in ferrovia come deviatore di scambi, ed era stato così importante, proprio come importo, con lui si trovava bene e lui si trovava a suo agio. Non riusciva a capire come ci fosse così tanta differenza tra suo padre e suo nonno, d’altronde non avrebbe potuto capirlo data l’ identificazione con suo padre.
Il pensiero di suo nonno gli ricordò l’incontro con Marianna, del giorno precedente, riaffiorò allorché gli venne in mente la questione della relazione , nell’ incontro con lei c’era qualcosa che lo aveva indotto a lasciarsi andare, a fidarsi di lei, a accogliere le sue parole e queste avevano scavato, rimestato la terra che stava compatta ed in equilibrio perfetto da troppo tempo.
Decise così di reclinare l’invito a nozze.
Provò a fare un elenco delle cose che non gli andavano:

  1. subiva la prepotenza altrui senza saperla contrastare

  2. la coscienza e il senso di colpa lo sovrastavano

  3. di fronte a qualcuno titolato si sentiva timoroso

  4. in amore aveva fallito ( sua moglie l’aveva lasciato)

  5. pensava che non avrebbe potuto amare un altra donna

  6. si sentiva in obbligo di voler bene a tutti

  7. si riteneva brutto

  8. la sua infanzia era stata un disastro

  9. non sapeva nuotare

  10. si esaltava o si riteneva un incapace

  11. il suo orgoglio si feriva se gli veniva espresso un giudizio negativo

  12. il senso di inadeguatezza ed insufficenza di fronte agli eventi

Poi di seguito stilò un altro elenco:

  1. gli piaceva vive

  2. era appassionato per la lettura, la letteratura

  3. si entusiasmava nell’incontro con un altro

  4. sapeva cucinare

  5. soprattutto metteva una inventiva notevole in ciò che faceva

  6. cercava soluzioni

  7. sapeva di pensare

  8. gli piaceva scherzare

  9. apprezzava molto le donne

Non era poi andato tutto così male.

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