Salto nel buio?

Per tentare di capire qualcosa proviamo a partire dall’evento, dall’accadere che esso rappresenta. Il “salto nel buio” come tutti gli atti umani rientra in quell’immenso ambito del regime del permesso giuridico, cioè che tutto ciò che non è proibito è giuridicamente permesso. Non solo: il primo tempo dell’atto è la constatazione dell’esperienza di soddisfazione.
Quindi l’atto del “salto nel buio” è certamente il tentativo di manifestare una esperienza di soddisfazione, eppure … conserva “qualcosa” relativamente alla paura, al non riuscito, oppure al non accadere dell’evento stesso.
Un accadere che è pensiero della soluzione, perché fa vedere come la soluzione stia nel beneficio che ricevo da un altro. Beneficio che potrebbe anche non avvenire nel tempo previsto da S. Il problema del non accadere, del non avvenire del “salto nel buio” sta nel passaggio da una forma di volontà /desiderio, ad un’altra di volontà /comando dove il possibile spazio d’incontro tra S e A viene posto a carico del potere e della volontà  di un altro astratto e/o condizionante, ottenendo un pensiero alienante di S carico di soli doveri.
E’ l’istituzione della volontà  dell’altro … benché imbrigliata dalla legge e fonte di legge che ha come risultato la soggezione di S che assumerà  come propria quella “legge”.
A questo punto, il “salto nel buio” diventa difficilissimo se non impossibile: significherebbe dare soddisfazione al proprio principio normativo, che sarebbe in contrasto con quello istituito da una volontà  esterna (legge), che istituisce il “bene comune”.

A questo punto entra in ballo il tradimento: oppure, in maniera più chiara: “tra di me mento” cioè ogni S è pronto a tradire la propria legge di rapporto e di soddisfazione per rispetto o meglio dire per “amore presupposto” e paura di perdere il rapporto che proviene da quell’istanza giuridica, superegoica nella quale è fissato il rapporto: (S & Au) non funziona più, è fissata in (S & A)” , è caduto l’universo, dove quell’S & A non è più fonte di soddisfazione, ma di insoddisfazione dove qualcuno mente.
Se S invece di imputare A dell’insoddisfazione continua a ripetere il suo dramma di tradimento in tradimento, ci sarà  solo tragedia, paura del salto nel buio, e l’unica conseguenza è che non ci sarà  alcun salto nel buio.

II

A questo punto proviamo a delineare un possibile percorso, che faccia riferimento alla Norma Soggettiva di ogni individuo, verso il nostro “salto nel buio”. Dice Gramaglia: “L’uomo ha una necessità : quella di essere soddisfatto, perciò passa la vita a costruirsi una enciclopedia ambulante …” cioè a cercare possibili strade/spazi di conoscenza e soddisfazione di cui fare memoria. L’unico percorso per non bloccare (S & Au) in (S & A) è quello del compromesso: un compromesso … non è fondato sulla rinuncia, che pure comporta, il compromesso ha come scopo che non si rinunci a niente salvo il fatto … del tipo perfezione e/o mancanza … cioè tutte quelle caratteristiche dell’A altro presupposto che costituiscono il bene comune, l’istanza superegoica, il puro principio di un essere che è solo astrazione. Quindi, dice bene ancora Gramaglia, il compromesso non è una rinuncia, ma un giudizio, che rimanda immediatamente all’autorizzarsi del soggetto.
A questo punto, sulla strada del soggetto può arrivare il momento della rielaborazione dell’esperienza riconoscendo gli errori e pensando a possibili correzioni. Però: “è possibile che il soggetto neghi la propria insufficienza … imponga ai suoi o al suo altro di partecipare a questa corruzione del giudizio, convalidando la menzogna e adeguando ad essa il proprio criterio di soddisfazione” (Gramaglia) a questo punto, negata l’esperienza di soddisfazione, nessun “salto” sarà  più possibile, se invece S procede a correggere la sua iniziale incapacità  di imputazione di A, potremmo arrivare all’autorizzarsi di S. Il trampolino di lancio verso il vostro, ormai famoso, “salto”.

L’autorizzarsi di S: “lo costringe ad avere competenza dei suoi atti in un modo tale da sentirsi obbligato ad onorarsi nel non poter più abbandonare le posizioni alternate di (S & A) in cui si è ritrovato” (Gramaglia). È la strada verso la libertà : “la mia libertà  passa per l’atto, il modo e la qualità  con cui io dispongo i miei oggetti in ordine al beneficio” (Gramaglia) beneficio che è libertà  di essere accolti o meno da un altro: cioè perché il salto vada a buon fine ogni S deve disporre i suoi “talenti” in modo che l’altro possa trarne beneficio, cioè che lo intenda, che gli arrivi. Questo è l’unico modo di consentire che principio di piacere e di realtà  lavorino insieme per progettare e costruire il reale in modo soddisfacente. Al contrario se il principio di realtà  (il non-salto) arriva a farsi duro e terribile, sacrificio, rinuncia arriva fino … all’abbandono della soddisfazione (Gramaglia) ogni idea di libertà  sarà  negata ad S, il quale la idealizzerà  inserendola quale sua causa superegoica: fissandosela come principio di vita o di morte.

Il punto di svolta reale di S: “è il giorno in cui S individua che cosa sarebbe bene che cadesse da sé stesso”, cioè quale tra le tante “quotidianità “ nel rapporto con Au potrebbero, cadendo, rendere più “leggero” S e pronto al “salto”: ognuno potrebbe individuare le proprie: ciascuno ha le sue. Siamo, mi sembra, giunti alla fine della nostra “preparazione al salto”: “La realtà  è conoscibile attraverso il dare, giudizi sugli accadimenti …” (Gramaglia) cioè il reale è il prodotto da lavoro di S in Au e il Soggetto sano non ha più paura della realtà , ne è incuriosito, la riconosce come beneficio per sé: e la lavora per trasformarla. Questa è la responsabilità  di S: non ottemperarla significa subire sanzioni, angoscia, senza questa responsabilità  non ci sarà  mai “salto”.

III

A questo punto, siamo/siete pronti al salto? Vi sembrerà  di saltare solo “nel buio”? Oppure un po’ di luce possibile rischiarerà  il nostro/vostro “fare atto?”

 

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