LECTIO MAGISTRALIS – Rassegna LFP: psicoanalisi sui mass media

29 marzo 2014

con Luca Ribolini
coordina Giancarlo Gramaglia

Roberto Bertin Oggi ospitiamo Luca Ribolini, membro SAP, realizzatore di lavori sul pensiero psicoanalitico raccolti nell’universo intero e raggruppati in un sito assolutamente sorprendente e straordinario di cui oggi ci parlerà. Buon ascolto a tutti.

Luca Ribolini Grazie e benvenuti. Il mio lavoro, all’interno di questo incontro, è di far vedere in giro cosa si dice della psicoanalisi, spesso in contrapposizione a quello che si dice qui in laboratorio, e cioè il resto del mondo cosa dice dell’esperienza di Freud e di chi ha voluto seguirlo.

Giancarlo Gramaglia Vorrei ribadire che è estremamente importante questo lavoro perché ci fa capire la differenza tra un modo di pensare generalista che lavora su dei significanti, su quello che appare, dove spesso vengono coniugate le cose più incredibili, infatti Luca Ribolini le prende e le mette bene in evidenza e oggi cercheremo di vederne qualcuna per rilevarne le storpiature e quello che poi può succedere.

Luca Ribolini Io faccio questo tipo di lavoro di raccolta da giornali e internet spesso legati all’attualità, infatti vi dirò qualcosa su questi temi o fatti accaduti. Come se dicessi: “Succede questo e c’è chi ne parla in questo modo” e con Giancarlo vi farò vedere che idee, brutte o buone, ci sono alla base.

Tempo fa a Sanremo ci fu la premessa di Fabio Fazio dedicata alla bellezza ed era un tema che ricorreva anche nei giorni precedenti e poi ritornato alla ribalta per i fatti di Pompei con polemiche varie. Ora volevo mostrarvi un video che è stato pubblicato sul sito di La Stampa che è una carrellata di quadri famosi. Io mi sono permesso di scrivere come una vera e propria teoria cioè noi vedremo qualche minuto di opere d’arte animate, messe una dopo l’altra, che in qualche modo fanno vedere vari aspetti della vita o enfatizzati o stravolti, per me è stato come un articolo vero e proprio perché era così ben fatto che meritava di essere considerato come una sfilata di situazioni.

http://www.lastampa.it/2014/01/14/multimedia/cultura/i-classici-dellarte-si-animano-con-la-magia-del-digitale-7V7Zf98gaXjgwNthM8QebP/pagina.html

Luca Ribolini Ecco all’inizio c’è questo clima di Arcadia e dopo c’è di tutto, notate che la prima immagine è di una donna con un bambino.

Giancarlo Gramaglia Guardate che state vedendo la fotografia della perversione, questa bellezza fa accapponare la pelle, ci ha toccato per duecento-trecento anni almeno, il Barocco fatto bello, l’idealismo fatto sistema.

Luca Ribolini Adesso passiamo alla poesia, abbiamo visto una sequenza di crimini e adesso un’altra.

Giancarlo Gramaglia Interessante è notare che i bambini sono sempre gli strumenti più facili per accalappiare; il bambino è proprio la vittima prescelta.

Luca Ribolini Leggiamo alcuni stralci di un’intervista che una psicoanalista, Laura Pigozzi, ha rilasciato al giornale F, un settimanale tipicamente femminile, sulle poesie.

http://www.rapsodia-net.info

Ve la leggo: “Versi d’amore così perfetti, ma cosa ci dicono fra le righe? Saffo vibra di passione, Catullo oscilla verso l’odio, Battiato si propone come un salvatore: poeti e cantautori di ogni tempo idealizzano l’innamoramento. Ma la partita vera, ci illumina Shakespeare, si gioca sul piano della realtà.

Una psicoanalista ci guida tra strofe e carmi svelandoci il loro significato più autentico”, ecco ci vuole qualcuno che sveli i significati. Volevo citare come commenta Saffo, Catullo e poi Shakespeare e Lacan. La poesia di Saffo: “Appena ti vedo, subito non posso più parlare: la lingua si spezza, un fuoco leggero sotto la pelle mi corre: nulla vedo con gli occhi e le orecchie mi rombano, un sudore freddo mi pervade, un tremore tutta mi scuote: sono più verde dell’erba; e poco lontana mi sento dall’essere morta. Ma tutto si può sopportare”. Commento: “L’amore nell’Ode alla Gelosia della poetessa greca, è associato alla morte perché la domanda d’amore è totale: non accetta un sentimento temperato ma la passione, l’abisso, la fusione. Le donne sono particolarmente portate a vivere l’amore in questo modo totalizzante, salvifico, simbiotico. Esattamente con un neonato che, senza parole, chiede alla madre di fondersi con lui. Quando si vive questo tipo di sentimento, si regredisce all’infanzia, quasi per ristabilire l’illusione di quel paradiso perduto: con la madre non si è creata la fusione, con il nostro amore ciò avverrà. E, questa volta, sarà per sempre”. Ecco l’illusione di Saffo e il commento a questa illusione.

Roberto Bertin Povero neonato!

Luca Ribolini Il tormento di Catullo: “Odio e amo, forse chiederai come sia possibile: non so, ma è proprio così e mi tormento”. Sentite il commento: “La spinta emotiva del poeta romano del famoso Carme 85 Odi et amo è analoga a quella di Saffo. Quando nell’amore c’è anche l’odio, siamo ancora nella dimensione dell’abisso, del sentimento totale, anzi, l’odio permette di amare anche quando non siamo corrisposte, perché ci lega con più forza e più a lungo: il sentimento non ha bisogno dell’altro ma si alimenta da solo. L’odio, dunque, è la pulsione d’amore lasciato libero. Ecco perché diventa un legame fortissimo, dove davvero si può raggiungere la totalità cui aspiriamo”.

Roberto Bertin Questi commenti li leggono migliaia di donne

Luca Ribolini Sorvoliamo Brel e Battiato che sono uno l’opposto dell’altro nel senso che Brel dice: “Io mi annullo” e Battiato: “Io ti salvo” e andiamo su Shakespeare che l’autrice definisce consapevole: “ Non t’ama chi amor ti dice, ma t’ama chi guarda e tace”, ecco un passo avanti: “Le promesse di quell’innamorato salvatore nell’aforisma del Bardo vanno testate alla luce della vita quotidiana, guardando quello che l’altro fa. Le frasi d’amore come “ti amo”, “mi manchi”, “non so vivere senza di te” sono in realtà mantra, nenie. Shakespeare centra il problema: attenzione all’idealizzazione, ci dice, non è pericoloso solo che lei idealizzi lui, ma anche che lui la veda come una principessa intoccabile. È il mito di Pigmalione che si era creato una statua da adorare. Gli uomini che ci vogliono secondo i loro ideali sacrificheranno le loro dee sull’altare, per farle proprie eternamente. Amare, invece, è riconoscere la diversità dell’altro e accettarla. Il contrario dell’idealizzazione”.

Qui effettivamente dice qualcosa di sensato. Non idealizziamo, però cosa propone? Accettiamo la diversità dell’altro, accettiamo. Non c’è giudizio.

Giancarlo Gramaglia Bravo! Non c’è giudizio, certo! Non si può solo accettare, cioè mi piaci, non mi piaci. Accettarlo in toto non è amore. Amore e morte non hanno nulla a che vedere, né amore e odio, amore è lavoro.

Luca Ribolini Questa psicoanalista alla fine cita un famoso aforisma di Jacques Lacan : “Amare é donare quel che non si ha a qualcuno che non lo vuole”. “La riflessione di Lacan, contenuta nel Seminario Libro VIII, arriva alla sintesi di ciò che abbiamo detto: se l’amore è un dono e io voglio donare salvezza, dono qualcosa che non ho. Allo stesso tempo, se ciò che dono risponde a quello che l’altro chiede, si annoda un amore sbagliato che si fonda sull’illusione. L’amore, invece, è quando ci si lega per qualcosa che non si sa dire, a partire dall’odore del corpo”.

Giancarlo Gramaglia L’odore del corpo o mi piace o non mi piace, quindi se mi piace, mi piace l’odore del tuo corpo.

Luca Ribolini Poi continua con una perla di saggezza: “L’amore non è mai perfetto, prevede improvvisazione, dissonanze: assomiglia a una musica jazz, dove ciò che funziona è anche l’accordo strampalato. L’amore suona note blues”, poi però dice una cosa intelligente: “Amare davvero e far durare l’amore è un lavoro”, di seguito:“Lentamente si cede un po’ di illusione in cambio di continuità, stabilità. L’amore, infatti, vede la compresenza di tre aspetti: immaginario, reale e simbolico. Nel primo esiste l’illusione: nessuno potrebbe innamorarsi senza. Nel piano del reale, entrano gli aspetti corporei: ci piace il suo odore, come si muove. Qui si gioca la partita vera e difatti, quando non si ama più, ci accorgiamo subito che il suo profumo non è così afrodisiaco. L’ultimo registro è quello simbolico, quando si stringe un patto, che è la regolamentazione, la fase nella quale si calmano le pretese illusorie e si ama accettando l’altro”, è un compromesso a ribasso.

Giancarlo Gramaglia Già, al ribasso. Utilizza il simbolico in un modo poi da sistemare proprio come sistema da mettere a posto. Quello che non usa mai è il giudizio sull’altro che per noi invece è fondamentale ed è fondante.

Roberto Bertin Io sono così e basta e il diritto è questo. Questo è il dramma della rivendicazione del diritto di oggi che non è più diritto.

Giancarlo Gramaglia Dove il diritto diventa qualche cosa che comunque è statico; non è una elaborazione che procede, nel senso che ti conosco un po’ e poi ti posso conoscere un po’ di più e quindi faremo qualche cosa di importante se la partnership e lo scambio va avanti. Lo chiamerei “diritto costituente” cioè un qualcosa, un giudizio che si va a costituire.

Luca Ribolini Torniamo a vedere un filmato con il commento di uno psicoanalista che fa parte della SAP: Ballerini. Questo inverno ci sono stati i giochi invernali di Sochi e la famosa azienda di detersivi Procter & Gamble ha realizzato questo spot che magnifica le mamme.

http://www.huffingtonpost.it/2014/01/07/grazie-mamma-spot-olimpiadi-invernali-sochi-2014-_n_4553640.html

Luca Ribolini Qui si dice che la mamma è indispensabile.

Giancarlo Gramaglia Ed è messo in evidenza che questo mio figlio è immaginifico, è diventato Dio, è talmente grande che lo mettiamo sul piedistallo più alto, è drammatico. E questo piacere della madre che deve metterlo sul piedistallo è un altro di quei drammi grossi.

Luca Ribolini Fortunatamente lo stesso tema è affrontato con molta ironia e qui è uno spot americano o inglese su profumi maschili, dove la mamma è proprio la figura di quella che non si stacca.

http://rassegnaflp.wordpress.com/2014/01/07/spot-virale-i-figli-crescono-e-le-mamme-non-si-rassegnano-la-pubblicita-del-deodorante-da-uomini/

Luca Ribolini Adesso l’ultimo spot di due anni fa, sempre per le Olimpiadi, ma di Londra.

http://www.youtube.com/watch?v=Pi_xwbIAOS4

Luca Ribolini Rispetto allo spot di prima, Ballerini , fa notare questo: è uno spot per cui non ci sono i padri, ci sono gli uomini. “Semplicemente il padre non esiste più, eppure il bambino è rapporto con un rapporto, cresce dentro una relazione nella quale fa esperienza che il bene non è auto prodotto ma ricevuto, lo scopre soprattutto constatando che mamma e papà non sono fonti autonome dispensatrici di beni ma a loro volta li ricevono l’uno dall’altra”. Giustamente Ballerini dice che il bambino riceve dal rapporto dei genitori e a loro volta i genitori sono in rapporto tra loro quindi il bambino è il terzo rispetto a questo rapporto. Però anche nel caso in cui in una famiglia fosse davvero presente solo la mamma perché il papà non c’è, il bambino rimane terzo rispetto a tutti gli altri rapporti. Secondo me sarebbe stato meglio specificare che il bambino anche lui è capace di rapporto.

Come sapete c’è stato un grave fatto di cronaca nera, una mamma ha ucciso i figli ed è stato chiamato in causa un racconto molto noto che è la tragedia di Euripide Medea.

Ora due psicoanalisti noti, prima Silvia Vegetti Finzi poi Massimo Recalcati sono intervenuti commentando gli avvenimenti accaduti in questi giorni. Lei dice:

http://rassegnaflp.wordpress.com/2014/03/10/vegetti-finzi-imparare-ad-ascoltare-per-difendersi-dalla-sindrome-di-medea/

“Di fronte a fatti così atroci si resta ammutoliti perché sembrano smentire le sicurezze più convalidate della nostra vita: la naturale salvaguardia dei bambini, l’amore materno, i buoni sentimenti della famiglia. Visto che è impossibile comprendere quali baratri si celino dietro la coscienza, molti preferiscono passare oltre rifugiandosi nell’indifferenza emotiva ma la maggior parte delle persone avverte un profondo senso di compassione (proprio nel senso etimologico di patire insieme) per le vittime di una violenza inaudita che, in questo caso, ha ucciso tre bambine e distrutto una famiglia.

Definiti “normali” dai vicini di casa, i protagonisti di questa tragica vicenda mostrano la difficoltà di cogliere e decifrare i segnali di malessere che preannunciano ogni gesto estremo. Eppure la nostra cultura contiene, in proposito, numerosi avvertimenti. I Greci, come illustra il teatro tragico, consideravano la famiglia il luogo della tragedia e i miti ne svelavano le componenti passionali. Tra questi, il mito di Medea, maga, straniera e regina, mostra di quanta violenza possa essere capace una donna tradita e abbandonata. Nella versione di Euripide, Medea uccide i due figli per vendicarsi del marito ma, invece di essere condannata a morte, viene trasportata in cielo dai cavalli alati del Sole. Questa fantasia collettiva denuncia il pericolo insito nella distruzione del patto coniugale, la centralità dei figli nei conflitti di coppia e il rischio che l’amore materno si rovesci nel suo contrario, in pulsione violenta. Una inversione dalla vita alla morte che la donna, da sola, non riesce a contrastare e che richiede pertanto di affinare la sensibilità e mobilitare la responsabilità di colore che la stanno accanto”.

Quindi il rimedio che propone è: rendiamoci tutti più sensibili ai segnali

Giancarlo Gramaglia In questo modo continua una guerra e una battaglia eterna. Non si esce di qui, la famiglia rimane scontro e diatriba nel momento in cui c’è tradimento e da questa fognatura non è possibile uscire, questo vedere sempre una teoria presupposta che fa riferimento a qualche mito di cui Medea è un caso, quindi poi c’è la teoria che giustifica il fatto perché la cultura l’ha prodotta così.

Roberto Bertin Oreste uccide la madre perché ha tradito il padre Agamennone

Luca Ribolini L’altro intervento è lungo e leggo solo alcune frasi. Interviene Recalcati.

http://rassegnaflp.wordpress.com/2014/03/14/recalcati-mamme-medea/

Cita anche lui Medea “L’amore divorante che si trasforma in desiderio di morte”. Recalcati fa un’analisi più precisa e dice: in fin dei conti questo dramma di Medea e e i fatti di cronaca nasce dal fatto che la donna è considerata solo madre e questo ruolo distrugge la donna fino al punto da rifiutare di essere madre. E qua, secondo me, dice bene: “Molti casi di cronaca rispondono al complesso di Medea. Una donna non può accontentare di apparire agli occhi dell’uomo che ama solo come madre. Esige, giustamente, di continuare a esistere e ad essere desiderata come donna. Sappiamo coma la nascita di un figli possa destabilizzare anche le coppie più solide. Un uomo può faticare a riconoscere la donna che amava e desiderava sessualmente in quella che è divenuta la madre dei suoi figli e una donna può non riconoscere più nel padre dei suoi figli l’uomo che l’ha fatta innamorare”. Poi dirà altre cose sul fatto di come può arrivare una madre ad uccidere i figli, parla dell’invidia del pene e del figlio come fallo, per lui può succedere questo nel caso di delitto della madre verso i figli: la madre ha in mente un figlio ideale e quando nasce il figlio che non corrisponde a questo ideale allora si sente quasi legittimata a farlo fuori perché lei stessa non ha giudicato sul rapporto con la propria madre. Questa è la proposta di Recalcati, secondo me dice delle cose sensate e poi dopo si perde.

Ho parlato di Recalcati non solo perché ha commentato questi fatti di cronaca ma perché sta diventando da qualche anno lo psicanalista più citato dai media. Faccio vedere due interviste che lui ha rilasciato prima con Gad Lerner sulla politica e poi con Fabio Fazio alla trasmissione Che tempo che fa. Allora cominciamo da Gad Lerner, il tema è sempre attualità ma ci spostiamo dai rapporti personali alla politica. Il tentativo che hanno fatto Lerner e Recalcati, è quello di psicoanalizzare la politica. Però è il pensiero che giudica tutte le cose e i rapporti e non c’è bisogno di mettersi un cappello da psicoanalista e poi dare un giudizio. La cosa interessante però è che i due riescono a parlarsi e a trarre delle conclusioni sulle recante politica quindi il passaggio da Letta a Renzi e l’emergere di Renzi come personalità rilevante accanto a quella in declino di Berlusconi e a quella ancora in auge di Beppe Grillo.

Giancarlo Gramaglia Volevo riprendere una cosa sul cappello dello psicanalista perché c’è l’idea che possa giudicare di più di qualsiasi altro soggetto, non fa questo mestiere qua, lo psicanalista aiuta il giudizio di ciascuno, il tuo, il suo a farlo proprio. L’aiuto che può dare la psicoanalisi è quello di sviluppare il giudizio di ciascuno.

Luca Ribolini Recalcati è veramente una persona ambigua nel senso che dice cose condivisibili e altre no, sbagliato è secondo me il fatto di attribuire ai politici di cui parla, soprattutto Renzi, non tanto un pensiero ma una visione, un sogno. Ecco questo è, secondo me, l’elemento che lo rende ambiguo cioè perché non posso dire che tu la pensi così e invece devo dire tu hai questa visione, tu hai un sogno. Il sogno è pensiero ma Recalcati secondo me intende qualcosa di vago.

http://www.repubblica.it/fischiailvento/2014/02/28/news/psicanalizzando_la_politica_renzi_non_un_nuovo_berlusconi_grillo_padre_padrone_adolescenziale-79875369/

Giancarlo Gramaglia A me viene in mente gli ultimi dieci anni di Freud che vive a Vienna in una situazione che possiamo immaginare dove gli ebrei erano perseguitati, vive una politica tedesca e una politica comunque europea e scrive quello che scrive. Freud nell’ultimo anno vita prende la valigia e se ne va a Londra e uno oggi che si chiama psicoanalista fa un lavoro di questo genere cioè dice di Renzi, dice di Berlusconi. Ma allora Freud era su un altro pianeta! Guardate che ci ha consegnato delle cose completamente diverse. Questo è un insulto!

Roberto Bertin Quello che mi chiedo io è se è corretto leggere sempre la realtà attraverso simboli, costruzioni.

Giancarlo Gramaglia Il problema è che questo fa lo psicoanalista, si vende così e questo è il dramma!

Luca Ribolini Una cosa importante è che lui, ho studiato un po’ la sua vita, lui cioè ha fatto filosofia, stava per intraprendere il dottorato in filosofia , si è accorto che qualcosa non andava e si dedicato all’analisi personale in Italia o in Francia ed è diventato lacaniano e poi docente universitario a Pavia di psicopatologia specializzandosi nei disturbi alimentari.

Roberto Bertin Lui ha una clinica che cura i disturbi alimentari.

Luca Ribolini La sua mentalità è prevalentemente filosofica, poi ha abbracciato il pensiero di Lacan e comunque quando lo si sente spazia tra la filosofia, psicologia e la sociologia. Nel suo vocabolario ripete molto “simbolo” e purtroppo ha un concetto di padre troppo legato al mito del padre violento, ma in altri articoli parla del padre come soggetto che consegna, che rende eredi.

Adesso io volevo suggerirvi questa chiave di lettura: perché si ricorre ad uno psicanalista come consigliere, come guida? Tempo fa c’erano i filosofi adesso sono un po’ meno richiesti. Ecco secondo me lui ha una capacità, quando viene intervistato, si arrivare al punto di rendere a portata di mano quello di cui parla quindi non fa una lezione ma una conversazione, questo secondo me è il suo merito.

Allora Recalcati si intrattiene su questo tema: il perdono. Tenete presente quello che vi ho detto prima, lui è un filosofo. Io ho tratto questa conclusione: a lui interessa cioè il suo atteggiamento è prevalentemente morale, etico. Parla bene, spesso si ripete e didascalico, pedagogico. Qualcosa che lo muovo è che le cose sia corrette, giuste. Quando parla non parla di soddisfazione ma di insoddisfazione, il contrario. Però dice due cose interessanti: che l’amore è un lavoro e che comunque il lavoro dello psicanalista si svolge sul divano.

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-22b21f1a-bc41-4f08-98f9-466955fc91b2.html

Luca Ribolini Ecco appunto lui confonde amore e innamoramento.

Roberto Bertin In questo senso si può dire che l’amore non arriva mai a alla meta perché è sempre legato a un destino

Luca Ribolini Quando ci siamo incontrati prima io e Giancarlo quando gli ho preannunciato queste teorie, gli ho appunto detto che ho recuperato un suo commento su Recalcati. Tempo fa mi disse Giancarlo: Recalcati si fissa sull’oggetto ed è l’oggetto che diventa la meta, elimina la meta come soddisfazione . Ecco un articolo ironico su Recalcati apparso il giorno dopo la trasmissione di sabato, il giorno dopo domenica Il Sole 24 Ore all’inserto della cultura c’è un brevissimo pezzo che leggo tutto perché fa morir dal ridere.

http://rassegnaflp.wordpress.com/2014/03/16/lamore-ai-tempi-del-dopo-lacan/

“L’amore ai tempi del dopo Lacan. Non è più come prima, proprio così. Prima era Lacan, la rivoluzione dell’incomprensibile, ma adesso che l’obiettivo sono le vendite, meglio farsi capire soprattutto da chi ama la posta del cuore, da chi si emoziona per il libro di Massimo Recalcati (Cortina editore) con la rosa secca in copertina. Il libro del guru rigorosamente in nero, stile fonzie-esistenzialista, racconta la forza dell’amore ai tempi del consumismo. Quando sentite uno psicoanalista che rispolvera l’evergreen o tempora, o mores! che generalizza sui modi di amare: gli uomini così e le donne cosà, oppure è meglio una lunga storia d’amore piuttosto che amori veloci ed egoisti, e che insomma l’amore, perdono incluso, è la forza più grande del mondo, quando insomma vedete che la banalità ha fatto scuola anche nella cura della psiche, iniziate a farvi qualche domanda. Per esempio se l’epoca del consumo e del narcisismo, oltre che vituperabile non sia anche contagiosa. L’amore è sempre business, che talvolta spinge a riscrivere lo stesso libro”. Ora l’ultimo fatto di cronaca su cui volevo riportarvi è l’intervista che ha fatto De Bortoli (Corriere della Sera) a papa Bergoglio interessante perché ha citato Freud.

http://rassegnaflp.wordpress.com/2014/03/05/il-papa-e-freud/

“Il Papa e Freud. Sigmund Freud diceva, se non sbaglio, che in ogni idealizzazione c’è un’aggressione. Lo dice Papa Francesco nell’intervista rilasciata a Ferruccio De Bortoli e pubblicata sul Corriere della Sera e suLa Nacion di Buenos Aires, in occasione del primo anno di pontificato. Che un papa citi Freud è già sintomo di apertura mentale e di apertura al nostro tempo, ma la cosa ancora più significativa è che lo citi con un’affermazione come questa: il vedere nell’idealizzazione una minaccia, spiega la straordinaria libertà di questo Papa rispetto ai media”. Il Papa cita Freud, cita il pericolo che i media lo rendano un personaggio ideale e questo è un pericolo che io voglio del tutto scansare, questa è la sintesi del pezzo di Frangi: “Certo ci vuole quella scaltrezza che non a caso Gesù auspicava nel Vangelo. Alla domanda trabocchetto sul perché abbia rinnovato il passaporto argentino, Francesco ha risposto seraficamente: “l’ho rinnovato perché scadeva”. A quella sul possibile viaggio in Argentina, domanda che implicava l’idea di un viaggio trionfale e celebrativo, Francesco spiega che gli piacerebbe tornare in patria per trovare sua sorella malata, ma: “Questo non giustifica un viaggio in Argentina, la chiamo per telefono e questo basta”. Anche Freud applaudirebbe”. Chiude Frangi.

Roberto Bertin La concretezza degli atti quotidiani

Luca Ribolini E la saggezza di uno come lui che dice: se c’è un pericolo lo evito perché in fin dei conti io sono una persona normale. Adesso sullo stesso tema cioè che il papa abbia citato Freud in un’intervista, interviene un’altra persona, è uno psicoterapeuta.

http://rassegnaflp.wordpress.com/2014/03/11/ospiti-castigliego-quando-il-papa-fa-lo-psicoterapeuta/

“Quando il papa fa lo psicoterapeuta”. “La psicoterapia è usurante. Non per il paziente, si spera, che dovrebbe trarne sollievo e forza ma, a lungo andare, per il terapeuta, che nel corpo a corpo con la sofferenza altrui (e propria) corre sempre il rischio di infrangersi sugli scogli”. Scilla e Cariddi, poi cita il papa: “In questo contesto l’atteggiamento di Papa Francesco mi sembra quanto mai terapeutico. Non solo perché rifiuta l’idealizzazione del proprio ruolo e rivendica la propria limitata umanità citando per una volta nella Chiesa benevolmente Freud: “Sigmund Freud diceva, se non sbaglio, che in ogni idealizzazione c’è un’aggressione”, ma anche e soprattutto perché l’uomo Bergoglio trasmette con immediatezza autentica e credibile il rispetto e soprattutto l’accettazione dell’altro (e di sé)”. Quindi si è partiti dalla frase di Freud citata dal Papa perché uno psicoterapeuta dicesse di sé: il mio mestiere è usurante e meno male che Papa Francesco parla di questo perché riabilita Freud e invita ad accettare l’altro. Si potrebbe chiudere con Contri che riprende questo stesso episodio.

http://rassegnaflp.wordpress.com/2014/03/22/ospiti-papa-francesco-socio-onorario-della-societa-amici-del-pensiero-sigmund-freud/

Contri dice: “Io attribuisco la qualità di socio onorario della SAP a Papa Francesco, trovo motivo per farlo in una sua risposta a una recente intervista. Non mi piacciono le interpretazioni ideologiche, una certa mitologia di Papa Francesco. Quando si dice per esempio che esce di notte dal Vaticano per andare a dar da mangiare ai barboni in via Ottaviano, non mi è mai venuto in mente. Sigmund Freud diceva, se non sbaglio, che in ogni idealizzazione c’è un’aggressione. Dipingere il Papa come una sorta di superman, una specie di star, mi pare offensivo. Il Papa è un uomo che ride, piange, dorme tranquillo, ha amici come tutti. Una persona normale”. Questa è la citazione esatta, Contri dice: “Numerosi anni fa ho progettato uno dei libri che non ho mai scritto (anche se poi li ho scritti in ordine sparso): era intitolato Freud e Lacan nella Roma dei Papi. Ci torno oggi a partire dal fatto inedito e sorprendente che il Papa oggi regnante Francesco, ha citato Freud e nessun altro, senza riserve e correttamente: occasione per me di rinnovare una mia precedente battuta che se Gesù siede alla destra del Padre, Freud siede alla sua sinistra. La mia battuta è corretta: infatti essi sono gli unici nella storia ad avere parlato favorevolmente del Padre: il secondo ne ha anche presentato la versione maledetta, poi chiamata da Lacan père-version. Ne sono stato favorito dal rimanere cattolico, senza lo storico ingombro religioso e teologico, peraltro assente in Gesù”. Chiude dicendo: “Il Papa ha agito da socio della S.A.P. per aver detto il suo pensiero, trovandone ragione in Freud. P.S. anche Gesù è una persona normale”.

Adesso volevo farvi vedere una cosa in questa sezione che si chiama dossierhttp://rassegnaflp.wordpress.com/immagini/

ho raccolto gli articoli sullo stesso tema e gli ultimi vertono proprio sul Papa. Noi come cultori, operatori di questo pensiero possiamo far tesoro di queste parole. Citazione di Freud: “Dopo che l’uomo delle origini ebbe scoperto che dipendeva dalla sue mani migliorare la propria sorte sulla terra col lavoro, non poté più essergli indifferente se un altro lavorasse con lui o contro di lui. L’altro acquistò il valore di un compagno di lavoro con cui era utile vivere insieme”. Ecco secondo me noi abbiamo questa possibilità di giudicare l’altro e di valutarlo, se degno della nostra compagnia, di lavorare insieme. Contri ricorda una frase di Gesù nel Vangelo di Giovanni che dice: “il Padre mio opera sempre, e anche io opero”.

http://rassegnaflp.files.wordpress.com/2011/12/papa-francesco-freud-psicoanalisi2.pdf

Se noi leggiamo invece il sito di Recalcati, troviamo questa frase. Cita Lacan: “Sta qui l’esperienza dell’azione umana […] riconoscere la natura del desiderio che è al centro di tale esperienza, che una revisione etica è possibile, che un giudizio etico è possibile, il quale ripresenta la questione nel suo valore di Giudizio Universale. Avete agito conformemente al desiderio che vi abita?”. Ecco questa è la sua proposta: desiderio e giudizio, impostazione etica.

L’ultima citazione è di Contri, uno dei post che ha scritto “Estrapolare dal feticismo”.

http://www.giacomocontri.it/BLOG/2014/2014-03/2014-03-27-BLOG_estrapolare_da_feticismo.htm

Come possiamo sintetizzare tutto quello che abbiamo visto di sbagliato? Secondo me con questa frase che trovate in questo post: “Freud non ha detto che il trauma è sessuale, né che il sesso è traumatico, bensì che il sesso è il bersaglio fisso del trauma (una Teoria presupposta dico sempre), mentre gli altri bersagli corporei sono occasionali”. Ecco i media ci presentano questo.

Giancarlo Gramaglia Allora grazie a Luca. Cercheremo anche di andare a riprendere il suo sito

Luca Ribolini Quando è uscito il libro di Contri e Freud Hanno pensato, è uscito anche un articolo ha commento di questo. Io conosco il responsabile del sito del giornale a cui ho fatto mandare una copia del libro e questa persona che già conosceva Contri ed era molto contento di questo libro, allora ha incaricato una sua collaboratrice di farne un articolo. Sono andato da loro e abbiamo fatto una chiacchierata dicendo secondo me perché era bello questo libro ed è uscito un articolo apposta che vi consiglio.

Ora vediamo questo estratto da un film di Woody Allen.

http://www.youtube.com/watch?v=KeF9u3RZ5Ok

Giancarlo Gramaglia Qui c’è ancora amore e odio…Va bene ci fermiamo qui.

Testo non rivisto dagli autori

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