Giovanni Callegari

LA LEGGE E LA COLPA (Parte II)

LA LEGGE E LA COLPA (Parte II)

di Giovanni Callegari

Parte seconda.

Chiusa questa breve parentesi vorrei ritornare alla legge e alla colpa. Molte parole e molte riflessioni si sono sempre fatte intorno ai personaggi di Creonte e Antigone facendo interpretare al primo la legge dello stato e alla seconda la legge dell’amore, del cuore dell’etica personale. Già mettere queste cose insieme è un po’ trasgressivo. Purtroppo nel dichiararsi di volta in volta a favore di Creonte o di Antigone si è persa di vista la considerazione che entrambi sottostanno ad un contesto, ad una contestualizzazione unica, quasi irriproducibile (tutta la loro mitica storia) e che quindi persone così assennate come gli psicoanalisti non possono considerare come simbolicamente rappresentativa di tutte le epoche, di tutti i contesti e men che meno della storia di ognuno. Purtroppo da tanto tempo ci si confronta ancora tra chi abbia avuto ragione se Creonte o Antigone.

Veniamo adesso a che legge vogliamo appellarci nel terzo millenio, che tipo di leggi dobbiamo avere per leggere una realtà intorno a noi che è in forte cambiamento, in continua rimescolanza di usi abitudini costumi. Ad un rapido sguardo intorno a noi ci si rende conto della sovversione, della rivoluzione, del cambiamento in atto nel sociale, il terrorismo con l’inevitabile crollo della sicurezza del sociale intorno a noi, dei matrimoni civili che sanciscono legale ciò che per molti è stato barbara condanna a galera se non a morte, sino all’attuale posizione della chiesa in merito all’aborto che tanta sofferenza ha causato in passato, anche qui sanzioni piuttosto gravi. Diciamo che la buona novella non è solo il prossimo natale ma anche che l’umanità sogna ancora, che nasce, cresce, vive mossa da una vitalità, da un desiderio di fare che è quasi un miracolo, anzi senza il quasi. Questa è la legge alla quale vogliamo indirizzare il nostro lavoro alla legge pulsionale, alla legge dei moti del corpo umano, “in quanto umano”. Pulsione, non istinto, come erroneamente i nostri predecessori hanno tradotto Trieb il termine proposto da S. Freud per indicare appunto qualcosa che non apparteneva all’istinto bensì alla libido umana, divisa anch’essa, come l’istinto in quattro articoli, fonte, spinta, oggetto, meta ma con la presenza irrinunciabile dell’altro.

LEGGI LA LEGGE E LA COLPA (PARTE I)

La legge che ci riguarda è quindi questa, quella della vita, delle energie in gioco. Tutto nasce, cresce e muore, evidente e fin troppo facile l’abbinamento alla eccitazione, orgasmo e detensionamento. Sembra semplice ma quanto complicato e complesso è questo vivere, la psicoanalisi con Freud e tutti  quanti hanno seguito si sono prodigati per farci conoscere i meandri psichici, l’enigma, il mistero della complessità della legge che presiede al nostro muoverci al nostro movimento a meta, a soddisfazione. La sofferenza il dolore quanto la felicità e la gioia sono state scandagliate da mille e più teorie di volta in volta supportate da ricerche approfondite e “scientifiche” ma resta a tutt’oggi lo stupore di fronte a eventi umani che non abbiamo difficoltà a definire non umani. Le topiche freudiane e quella lacaniana ci aiutano a definire un ambito psichico un territorio extragiudiziale dove cioè la legge dello stato per quanto faccia non ha giurisdizione. La legge dello stato non ha giurisdizione in merito ai rapporti che ognuno ha con se stesso e con i suoi prossimi, con i suoi vicini, con le persone alle quali è legato affettivamente. Con tutta la complessità di questo “affettivamente”. Pochi giorni fa c’è stata la giornata contro la violenza di genere, alle donne, è ormai risaputo che la famiglia uccide più che la mafia, numericamente dimostrato. Nessuna legge dello stato anche quella che prevede la pena, la sanzione della morte è competente presso l’individuo. Dove esiste la pena di morte non si sono debellati gli omicidi, è noto.

La legge, per finire sul tema con una apertura, è quella del moto pulsionale di ogni singola persona, ciò che la muove verso il proprio beneficio, la vocazione, meglio il proprio desiderio. Troppe volte queste dinamiche non sono presiedute dalla coscienza, chi non vorrebbe essere felice, sano, ricco? Non è la coscienza che presiede questi meccanismi di moto a piacere o moto a desiderio o moto a soddisfazione, c’è qualcosa in noi che ci determina in qualche modo a muoverci a volte con fatica a volte con dolore a volte con soddisfazione e anche a volte con gioia ma sempre ci sfugge la scientificità di ripetere la situazione felice mentre sovente la coazione a ripetere l’infelicità è alle porte. L’inconscio quindi è la legge alla quale ci si riferisce quando la complessità della vita ci appare, ai nostri stessi occhi, poco intellegibile e la parola che è la portabandiera del nostro essere può svelarci molti articoli della nostra legge. La parola e il suo ascolto possono quindi essere la via maestra al disvelamento della nostra legge. 

(Continua…)

1 commento

  1. La legge “pulsionale” chiamiamola pure vero miracolo. È lei che muove non io, si può dire?

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