LA LEGGE E LA COLPA (Parte III)

LA LEGGE E LA COLPA (Parte III)

di Giovanni Callegari.

Parte terza.

La colpa, quale colpa? ci chiedevamo, ebbene se la legge è il mio moto pulsionale, il mio desiderio allora è la trasgressione di questo che può generare la colpa. Ma andrei un briciolo più cauto, Lacan ci dice che “La sola cosa di cui ci si possa sentir colpevoli è di aver ceduto sul proprio desiderio” Lacan Seminario libro VII, l’etica della psicoanalisi. Freud parlando più della colpevolezza che di colpa fa risalire il sentimento all’omicidio originario, come scrive J. Goldberg nel testo “La colpa”. Intendendo ovviamente il complesso edipico e il desiderio da parte del bimbo e della bimba che il genitore del proprio sesso venga a mancare, cioè muoia per prenderne il posto presso il genitore dell’altro sesso. La colpevolezza quindi alla quale ci si può rifare e che certamente tutti questi “sensi di colpa” di cui ho detto risalgono appunto al sentirsi fuori posto a sentirsi vagamente esclusi da qualche contesto e il tutto può risalire appunto al senso di colpa edipico. Ancora Goldberg ci dice che la formulazione lacaniana “quella che interpreta la colpevolezza a partire dal tradimento” pag. 26 testo La colpa. Intendendo che il soggetto tradisce le proprie attese e quelle di qualcun altro cedendo alla via della ricchezza, del benessere e del piacere. Tutto questo mi sembra un pochino azzardato e forse mi permetterei di dire “ammalato”, cioè queste cose avvengono nel malessere e debbono essere corrette sostanzialmente. Rovescerei di buon grado la visione e preferisco vedere nel tradire il proprio principio di piacere, la propria norma di moto a soddisfazione la sanzione dell’inconscio stesso sviluppando quei sintomi che ognuno può cercare di ascoltare per apporvi un correttivo al mettere, mettersi il bastone fra le ruote al conseguimento della propria meta.

LEGGI LA LEGGE E LA COLPA (PARTE I)

LEGGI LA LEGGE E LA COLPA (PARTE II)

La colpa quindi che ci riguarda è quella di impedirci, di impedire ad ognuno di conseguire la propria meta, la propria soddisfazione la propria felicità. Questa colpa è sanzionata e anche duramente dalla nostra psiche. I criminali per senso di colpa sono proprio tutti coloro che vedono nella sanzione al dolo commesso un detensionamento alla vergogna e alla colpevolezza che da sempre precede in loro. Infatti voglio ricordare, per concludere che il vero senso di colpa di freudiana memoria è quello che precede l’atto doloso, non lo segue. Ciò che segue può essere la colpa mentre quello che precede è il senso di colpa che riguarda qualcosa di antico e di atavico in tutti noi.

Per concludere sulla legge e la colpa quindi possiamo definire entrambe facce della stessa medaglia. Il principio di realtà non è a mio avviso contrapposto al principio di piacere ma ne fa parte, ne è compreso, con un esempio non è che vogliamo un oggetto e basta, potremmo rubarlo o averlo in qualche modo ambiguo al contrario vogliamo quell’oggetto ma vogliamo anche avere i soldi per pagarlo e, se è una moto anche i soldi per l’assicurazione e il casco. Pena non essere contenti. Quindi il principio di realtà è quasi sempre inglobato nel nostro principio di piacere. Nostra la legge, nostra la colpa di non seguirla di rigettarla, di non prenderne atto. La moglie di Lot, guarda caso rimasta innominata nella bibbia, voltandosi a guardare Sodoma, si trasforma in una statua di sale. Se prendiamo atto e cerchiamo di conoscere la nostra Sodoma, non diventeremo statue di sale ma la parola, l’ascolto, il traversare le nostre supposte colpe e colpevolezze ci aiuterà a non tradire il nostro desiderio, a non metterci contro la nostra stessa norma di soddisfazione. La colpa e la sanzione connessa al divieto di guardare verso il nostro piacere produce tante statue di sale. La parola, l’ascolto, la ricerca analitica, l’attraversare i nostri fantasmi sia di legge che di colpa porterà un po’ di consapevolezza dove non c’era. L’io sarà presente dove era l’es. Per chiudere con Freud.

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